[foto di una bimba in un momento di apprendimento, infatti sta giocando con delle forme in una sala]
26 Maggio 2026 by comunicazione 0 Comments

Apprendimento e crescita, passo dopo passo

Il nido è il primo vero laboratorio sociale che bambini e bambine sperimentano. In questo contesto,  riescono ad apprendere l’uno dall’altro, traendo vantaggi dall’osservazione reciproca. Non a caso, nei nidi La Compagnia dei Birichini, privilegiamo i gruppi eterogenei per età. Il confronto tra bambini con età diverse velocizza l’apprendimento e l’assimilazione di diverse competenze. Inoltre, questo favorisce anche lo sviluppo delle life skills.

I vantaggi dei gruppi eterogenei per i “Grandi” 

I bambini di 2-3 anni assumono spontaneamente un ruolo di tutorship. Imparano a essere pazienti e a spiegare le regole del gioco. Iniziano a consolare il compagno triste offrendogli un ciuccio o un peluche. Questo rinforza enormemente la loro autostima e il senso di responsabilità. Per un bambino di quasi tre anni, avere intorno dei piccoli di un anno cambia radicalmente la percezione di sé. Ma cosa osserviamo nel dettaglio? 

  • Il decentramento cognitivo: il “grande” impara a comprendere che il piccolo non ha le sue stesse forze o capacità. Impara a rallentare la corsa se necessario, a porgergli un gioco con delicatezza. 
  • Il linguaggio come cura: spesso i grandi diventano i “traduttori” dei piccoli con le educatrici, esercitando una forma precoce di accudimento. 
  • Rinforzo dell’autostima: essere osservati con ammirazione dai piccoli fa sentire i grandi competenti ed “esperti”. 

I vantaggi dei gruppi eterogenei per i “Piccoli” 

I più piccoli imparano per imitazione e il compagno più grande è una calamita vivente. Vedere come mangia da solo, usa il bagno o costruisce una torre complessa è molto più stimolante che osservare un adulto. Questo perché il “grande” è un modello raggiungibile, un vero e proprio eroe a misura di bambino. Quindi, cosa possiamo osservare? 

  • Apprendimento per osservazione: Il piccolo non impara solo a fare, ma impara a stare. Osserva come il grande negozia un conflitto o come sta seduto a tavola, assorbendo le regole sociali del nido in modo naturale, quasi per osmosi. 
  • Superamento della frustrazione: vedere i grandi fare cose complesse spinge i piccoli a tentare, a cadere e a riprovare. 

L’imitazione è il motore dell’apprendimento, è il meccanismo attraverso cui il bambino “ruba” le competenze al mondo esterno. Al nido, questo processo esplode grazie alla presenza dei pari.  

Le relazioni al nido sono un tessuto prezioso fatto di sguardi, contatti, condivisioni, conflitti, abbracci e scoperte. È qui che si impara che il mondo è fatto di “noi” e non solo di “io”. A volte gli adulti temono il conflitto, ma per noi non è un fallimento relazionale, ma una palestra. Imparare a negoziare per un gioco o a gestire l’attesa è la base della futura intelligenza emotiva. 

[foto mostra un bambino in un contesto scolastico]
21 Aprile 2026 by comunicazione 0 Comments

Il contesto conta, sia nella vita che nel gioco

Qual è la correlazione tra gioco e contesto? Il gioco è esplorazione, movimento e immaginazione. Ogni giorno offriamo ai bambini materiali e proposte aperte per trasformare ogni momento in un’occasione di scoperta. Qui presentiamo alcuni dei contesti educativi che curiamo quotidianamente per alimentare per nutrire le possibilità di scoperta dei bambini e delle bambine. 

Contesti di costruttività: mani pensanti 

Sono ambienti decorati con materiali a bassa strutturazione (di riciclo e di scarto, recuperati presso il Centro Remida a Calderara di Reno) che diventano oggetto di ricerca. I bambini hanno la possibilità di accostare, infilare, incastrare e sovrapporre i diversi oggetti…ed è proprio così che nascono torri verticali e costruzioni impreviste. Tra un equilibrio precario e un altro, il pensiero si consolida e prende forma. La concentrazione si dilata, la coordinazione si affina e il problema si risolve. Ogni gesto diventa una scoperta e ogni soluzione si converte in un apprendimento conquistato. 

I contesti del “far finta di”: scenari di vita quotidiana 

Nel gioco simbolico i bambini trasformano la realtà per capire come funziona la sfera delle relazioni. Nel contesto della cucina, il quotidiano diventa protagonista e qui i piccoli mescolano, infornano, cuociono…trasformando ogni gesto in un racconto e il gioco in una relazione con i loro compagni di classe. 

I contesti del “far finta di”: gli habitat 

Questi contesti ricreano degli scenari naturali in miniatura, che vengono poi arricchiti da elementi naturali e materiali di recupero. In questo caso, i bambini decorano lo spazio con dimore e paesaggi dedicate agli animali, realizzando tane e rifugi per tutte le creature. Anche qui, gli animali assumono “ruoli umani” ricoprendo la funziona di un soggetto con cui ricreare scenari della vita quotidiana.  

Il contesto motorio: muoversi, osare e sentirsi capaci 

In questo contesto, il corpo esplora lo spazio. Qui i bambini saltano e si arrampicano, sviluppando equilibrio, forza e sicurezza. Ogni ostacolo superato rafforza la fiducia e ogni movimento sostiene l’autonomia. Nel piacere del movimento, i bambini e le bambine intrecciano penseri, azioni ed emozioni. Il gioco diventa esperienza e conoscenza, mentre le attività quotidiane diventano un pilastro della crescita.  

I contesti di manipolazione: la materia si trasforma 

I bambini lavorano sostanze duttili e naturali, che creano un momento di esplorazione sensoriale. Attraverso il contatto diretto e le mani che schiacciano e modellano, la materia assume forme nuove. Attraverso la scoperta di nuove consistente e temperature, la loro curiosità aumenta e i loro pensieri prendono forma.  

La stanza della sabbia: paesaggi in movimento 

Un contesto particolare, caratterizzato da un materiale che piace a tutti i bambini. La sabbia affina la coordinazione mentre i più piccoli travasano, scavano, livellano e costruiscono piccole montagne. È un luogo di grande concentrazione che crea un ambiente di calma e di ricerca silenziosa.  

Le stanze immersive: dialoghi tra luce e tecnologia 

Gli scenari immersivi alimentano lo stupore e il senso di meraviglia. Il tavolo luminoso diventa un piano dove appoggiare ogni oggetto per osservare la luce che ne enfatizza i colori e i contorni, permettendo ai bambini di studiarne tutti i dettagli. Il videoproiettore, invece, immerge il bambino in uno scenario che avvolge il corpo, trasformando le immagini in ambienti in cui muoversi. In questo contesto, il gioco si trasforma in un’esperienza immersiva, dove il pensiero e l’emozione si intrecciano.  

 I contesti narrativi: le storie prendono vita 

L’esperienza quotidiana diventa racconto attraverso l’ascolto e la lettura condivisa. I bambini e le bambine trasformano le immagini e le parole in immaginazione, creando ponti tra il mondo reale e quello immaginario. Questo è un contesto che rafforza l’autonomia del pensiero e il legame tra l’azione e la parola.

Il fuori: soglie di scoperta 

Lo spazio esterno è un contesto fondamentale per la crescita dei bambini, dato che rappresenta infinite possibilità di scoperta. Il cielo diventa un soffitto e gli elementi naturali diventano oggetto di ricerca per i bambini e le bambine. All’aperto tutto assume una prospettiva diversa: il corpo esplora lo spazio esterno, dato che quest’ultimo è il primo linguaggio comunicativo del bambino, incontrando sole, pioggia e vento, il giardino diventa il posto perfetto per osservare i cambiamenti della natura. La quotidianità si unisce alla crescita e anche i gesti più semplici diventano dei momenti di crescita che coinvolgono l’indagine cognitiva e la risonanza emotiva.  

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[foto con bambino seduto per terra che gioca con diversi oggetti]
18 Marzo 2026 by comunicazione 0 Comments

L’arte di sostare

In questo articolo approfondiamo perché per i bambini è fondamentale “sostare”, ovvero vivere un momento di pausa in cui non fanno assolutamente nulla, o almeno, solo apparentemente. 

Lunedì acquaticità, mercoledì musica e il sabato inglese e perché no anche una serie infinita di stimoli sensoriali a casa. Questo è ciò che accade sempre più frequentemente ai bambini di oggi, figli di genitori che nella speranza di rendere il loro bambino più “performante”, finiscono per sovra-stimolarlo.

La trappola della sovra-stimolazione 

Per i bambini sotto i tre anni, il mondo è già di per sé un’esperienza totalizzante. Ad esempio, una formica che cammina sul marciapiede cattura la loro attenzione molto più di un viaggio intercontinentale. 

Quindi, quando svolgono numerose attività senza sosta, possono davvero andare in sovraccarico. I segnali sono evidenti fin da subito: 

  • Irritabilità e crisi di pianto apparentemente immotivate. 
  • Difficoltà nel prendere sonno. 
  • Incapacità di giocare da soli (perché abituati all’intrattenimento costante). 

Non a caso, oggi si parla spesso di deficit dell’attenzione, senza sapere che spesso, siamo proprio noi adulti a frammentare l’attenzione dei più piccoli. Permettere a un bambino di “sostare” su un’attività che gli interessa, incrementa la sua attenzione e, allo stesso tempo, gli permette di capire cosa gli piace e cosa non gli piace, scoprendo anche se stesso. Questi elementi sono fondamentali, perché rinforzano la sua autostima e autodeterminazione. 

Il valore pedagogico del “sostare” 

Sostare significa fare e dare spazio alla curiosità. Se i bambini non hanno un momento di tempo libero, allora non avranno la possibilità di elaborare e metabolizzare ciò che stanno vivendo. Infatti, questo impedisce al bambino di co-regolare le sue emozioni  Se non ci sono continuità, sedimentazione e ripetitività gli apprendimenti e le esperienze non diventano competenze.  Dare troppe esperienze senza sosta equivale a rimpinzare un bambino di cibo senza lasciargli il tempo di digerire: il risultato non è un bambino più nutrito, ma un bambino con l’indigestione, che non ha tratto alcun nutrimento da ciò che ha mangiato. 

Come diventare genitori “slow” 

Ecco alcuni consigli per uscire dalla bolla frenetica del “fare una cosa dietro l’altra”: 

  • Segui il ritmo, non l’orologio: se state andando al parco e il vostro bambino si incanta a guardare un tombino per dieci minuti, sostate con lui/lei. Quella scoperta spontanea vale più di ogni altro tuo proposito. 
  • Meno oggetti, più presenza: non proporre mille giochi diversi, ma offri pochi elementi naturali (pigne, cucchiai, coperchi, oggetti di legno, stoffe, materiali open-ended) e siediti accanto a lui. Non guidare il gioco, osserva con piacere e rilancia. 

L‘infanzia non è una corsa per diventare adulti il prima possibile, ma un giardino che ha bisogno di tempo, pazienza e silenzi per vedere le prime fioriture. I bambini e le bambine hanno bisogno di una base solida da cui osservare il mondo, un passo alla volta. Sostare insieme a loro è il dono più grande che possiamo fargli, perché gli insegniamo che esistere è più importante che performare. 

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19 Febbraio 2026 by comunicazione 0 Comments

Co-regolare le emozioni

Attraverso la ricerca scientifica, si è giunti nel tempo all’adozione dell’espressione “co-regolazione” delle emozioni, per descrivere un processo relazionale e bidirezionale. In questo scambio, gli individui coinvolti contribuiscono reciprocamente a equilibrare i loro stati fisiologici, emotivi e comportamentali.

Nel contesto della relazione educativa (genitore, educatore e bambino/a), co-regolare le emozioni è un meccanismo fondamentale. Lo sviluppo socio-emotivo segue, infatti, un percorso evolutivo che conduce dall’etero-regolazione (regolazione guidata dall’esterno) all’auto-regolazione (regolazione autonoma).

È attraverso la guida sensibile e responsiva di un adulto sufficientemente sintonizzato con i vissuti del bambino che quest’ultimo, nel tempo, costruirà le competenze e le abilità necessarie per gestire autonomamente le proprie emozioni e i propri comportamenti. In sostanza, la co-regolazione, in quanto processo eteroregolativo iniziale, getta le basi per una crescita socio-emotiva equilibrata e resiliente.

Per l’adulto in ambito educativo portare avanti una co-regolazione efficace richiede consapevolezza e l’adozione di specifiche pratiche. In questo articolo, vi presentiamo cinque passi per una co-regolazione costruttiva; una vera e propria sintesi di strategie da utilizzare come buone prassi per affrontare e supportare le difficoltà emotive e comportamentali dei bambini e saper co-regolare le emozioni.

1. Osservare e leggere il contesto

Il primo passo è affinare la capacità di osservazione del bambino/a all’interno del suo ambiente. In questa fase, porsi le domande giuste è essenziale:

  • Tempi e ritmi: in quali momenti della giornata il bambino è più a suo agio? E in quali entra in difficoltà? C’è regolarità temporale in questi stati?
  • Fattori ambientali: qual è il livello di rumore, luce, odori o affollamento in quel momento?
  • Fattori relazionali: Com’è il clima emotivo? Come sta l’adulto?
  • Contesto: Quale attività si sta svolgendo? Cosa è successo immediatamente prima?

Questa analisi profonda aiuta a sospendere il giudizio e a comprendere le condizioni favorevoli e sfavorevoli per il bambino.

2. Prevenire e strutturare la sicurezza

Sfruttando le informazioni raccolte tramite l’osservazione, l’adulto può intervenire preventivamente per ridurre il carico di stress ambientale.

  • Agire sull’ambiente: Se possibile, modulare routine, proposte, gestione del tempo e possibilità di scelta per aumentare l’autonomia del bambino e ridurre i fattori scatenanti la disregolazione.
  • Aggiungere sicurezza: Quando non è possibile eliminare lo stress, è vitale aggiungere elementi di sicurezza e protezione emotiva. Questo può significare avvicinarsi fisicamente, offrire contatto fisico rassicurante, parlare con tono calmo, offrire una scelta limitata o proporre l’aiuto di un amico.
  • Anticipare: Se si identifica un momento di fatica ricorrente (ad esempio, dopo una specifica attività o un orario), agire in anticipo (pochi minuti prima) con strategie di aiuto mirate può prevenire l’escalation emotiva.

3. Regolare la fisiologia

Quando la disregolazione emotiva si manifesta, è necessario aiutare il bambino a ritrovare il suo equilibrio fisiologico. L’adulto agisce come “ancora” calmante.

  • Presenza centrata: L’adulto deve essere calmo, stabile e presente (centrato), offrendo un modello di regolazione.
  • Tecniche corporee: Favorire il contatto fisico rassicurante, se accettato, incoraggiare una respirazione profonda e lenta, o facilitare un momento di pausa tranquillo (Time-In) lontano dagli stimoli eccessivi.
  • Bisogni primari: Verificare se bisogni primari sono soddisfatti: bere un bicchiere d’acqua, mangiare un piccolo spuntino sano, o favorire un breve contatto con la natura per riequilibrare il sistema nervoso.

4. Riflettere e verbalizzare (Connessione e rispecchiamento)

Solo quando il bambino è tornato a uno stato di maggiore regolazione è possibile avviare la riflessione. L’obiettivo è costruire la consapevolezza emotiva e comportamentale.

  • Connessione emotiva: Ristabilire un legame emotivo sicuro prima di discutere l’accaduto.
  • Rispecchiamento: Verbalizzare e nominare l’emozione provata (“Eri molto arrabbiato perché…”, “Capisco che eri triste quando…”).
  • Riflessione guidata: Discutere insieme cosa è successo, cosa ha scatenato la reazione e, soprattutto, quale comportamento alternativo e più socialmente adeguato si potrebbe utilizzare in una situazione simile futura.

5. Riparare il legame

La gestione delle emozioni intense spesso provoca una rottura relazionale, sia tra adulto e bambino, sia tra coetanei. La riparazione è cruciale per ristabilire la sicurezza emotiva. Se l’adulto ha reagito in modo eccessivo, è fondamentale chiedere scusa al bambino. Questo non solo ripara la rottura ma modella anche un comportamento di responsabilità e umiltà.

Adottare questi passaggi, per co-regolare le emozioni dei più piccoli, è un profondo impegno ad accompagnare i bambini lungo il loro percorso di crescita, trasformando ogni momento di difficoltà in un’opportunità di apprendimento e connessione.

 

Per un approfondimento sui comportamenti aggressivi, vai all’articolo: I comportamenti aggressivi: cosa possiamo fare? – La compagnia dei birichini

Atelier
19 Dicembre 2025 by comunicazione 0 Comments

La narrazione al nido e a casa: un ponte tra grandi e piccini

La lettura ad alta voce al nido non è solo un momento di svago, ma una pratica fondamentale che offre benefici enormi per lo sviluppo del bambino, rafforzando il legame tra genitori, educatori e piccoli lettori.

In questo articolo esploriamo insieme i molteplici vantaggi di questa attività e della narrazione e come il libro possa trasformarsi in un potente strumento di crescita. 

I benefici linguistici e cognitivi della lettura

Leggere a un bambino sin dai primi mesi di vita, anche prima che possa comprendere le parole, stimola lo sviluppo cerebrale. L’esposizione costante a suoni, ritmi e parole nuove arricchisce il vocabolario e prepara il terreno per l’apprendimento futuro. Studi scientifici hanno dimostrato che i bambini a cui si legge regolarmente mostrano un incremento significativo nella produzione del linguaggio, oltre a una migliore capacità di attenzione e memoria. Al nido, questo avviene in un contesto di gruppo, dove i piccoli imparano ad ascoltare, aspettare il proprio turno e interagire con la storia, potenziando le loro competenze comunicative. 

Sviluppo emotivo e relazionale 

La lettura è un potente strumento per esplorare e gestire le emozioni. Le storie offrono ai bambini un modo sicuro per affrontare paure, gioie e frustrazioni. Identificandosi con i personaggi, i piccoli imparano a riconoscere le proprie emozioni e a sviluppare l’empatia, comprendendo gradualmente il punto di vista degli altri. Inoltre, il momento della lettura crea un’intima connessione affettiva tra il bambino e l’adulto. Al nido, questo rito quotidiano rafforza il legame tra il bambino e l’educatrice, rendendolo un punto di riferimento sicuro. Per i genitori, la lettura diventa un modo speciale per coccolare il proprio figlio, lontano dalle distrazioni, creando un’abitudine che nutre il rapporto. 

Comprendere la realtà 

Prima di aprire finestre sui mondi fantastici, i cartonati e gli albi illustrati di qualità dedicati a questa fascia di età, devono aiutare i bambini e le bambine a comprendere come funziona la realtà: con grafiche chiare e pulite, testi semplici, colori aderenti alla realtà, gli albi raccontano la loro quotidianità e anche i momenti intensi della loro vita accompagnando i bambini a “decifrare” il mondo. 

Diventare buoni lettori e buone lettrici 

Abituare il bambino a riconoscere il libro come un oggetto “speciale”, diverso dal giocattolo, sviluppare l’attività interpretativa ed esplorativa del testo (osservare con attenzione le immagini, denominare), significa iniziare a far acquisire alcuni primi tratti del comportamento del “buon “lettore: sfogliare i libri, tenerli con cura, ascoltare con attenzione, cercare di capire il significato delle immagini, ecc.  

Consigli per i genitori: un ponte tra nido e casa 

Per massimizzare i benefici della lettura al nido, il vostro ruolo di genitori è cruciale. 

Nei nidi della Compagnia dei Birichini abbiamo attivato alcune iniziative dedicate, volte a coinvolgere i genitori:  

  1. all’ingresso in bacheca trovate sempre i “libri del mese”, ovvero albi e cartonati più gettonati e richiesti dai bambini.  
  2. Un libro per il compleanno: all’ingresso trovate un elenco stilato dalle educatrici per contribuire ad incrementare la biblioteca dei vostri bambini al nido.
  3. Il pomeriggio dei racconti: un pomeriggio insieme, grandi e piccoli, per condividere una merenda e la lettura di albi scelti da noi per voi.
  4. In biblioteca: presso il nido di Via Volterra è attiva una collaborazione con la biblioteca di zona. I vostri bambini vengono accompagnati dalle educatrici per una condivisione con la bibliotecaria che ci mette a disposizione una sala tutta per noi! 

Chiedete alle educatrici quali libri o progetti di lettura stanno affrontando, così da poter riprendere le storie a casa. Rileggere lo stesso libro più volte non è noioso, ma rafforza nel bambino un senso di sicurezza e la capacità di anticipare la trama, migliorando la comprensione. 

Creare un angolo lettura accogliente a casa, con libri a portata di mano, incoraggia la curiosità e l’autonomia del bambino, facendolo sentire un piccolo esploratore del mondo della parola. La lettura al nido e a casa, unita a un dialogo costante con gli educatori, crea una rete di supporto che fa della lettura una sana abitudine per la vita. 

 Volete scoprire di più sulle iniziative dedicate ai genitori nei nostri nidi? Seguite la nostra pagina social e restate aggiornate/i anche con la nostra app Kindertap!

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10 Dicembre 2025 by comunicazione 0 Comments

Il corpo in gioco alla Compagnia dei Birichini

Quest’anno La Compagnia dei Birichini ha scelto come filone progettuale annuale “Il corpo in gioco”.

Perché “il corpo in gioco”? Perché in questa fase evolutiva cruciale, il corpo è il primo, insostituibile strumento di conoscenza, esplorazione e relazione con il mondo.

In questo articolo, approfondiamo il corpo e la fisicità come manifestazione espressiva e di linguaggio, il ruolo dell’autonomia e la relazione, fondamentale, con lo sviluppo delle intelligenze multiple.

 

Il corpo come primo linguaggio 

Il bambino piccolo comunica con il corpo ancor prima che con le parole. Un sorriso, uno sguardo, un pianto, un movimento delle mani: ogni gesto ha un significato profondo, è una richiesta, comunica un’emozione. Al nido, sosteniamo questa espressività corporea spontanea, creando un ambiente in cui i bambini possano muoversi liberamente, sperimentare e imparare a riconoscere le proprie sensazioni. Attraverso il gioco psicomotorio, la musica, la manipolazione e l’esplorazione di materiali open-ended, i bambini affinano la loro consapevolezza corporea, costruendo una solida base per il loro sviluppo emotivo e cognitivo. 

 

L’autonomia e il movimento 

Ogni piccolo passo verso l’autonomia passa attraverso il corpo. Imparare a strisciare, gattonare, camminare, salire le scale, allacciarsi una scarpa o tenere in mano il cucchiaio sono conquiste che non riguardano solo la motricità, ma che nutrono l’autostima e il senso di efficacia del bambino. Attraverso il movimento, i bambini scoprono le proprie capacità, superano le sfide e costruiscono la propria identità. Il nostro ruolo è quello di creare occasioni di crescita, di incoraggiare e di sostenere ogni loro piccolo successo, rispettando i tempi unici di ciascuno. 

 

Le intelligenze multiple 

Il corpo è l’attivatore delle nostre intelligenze, che, come ha teorizzato Howard Gardner sono multiple: l’intelligenza cinestetica (quella del movimento), l’intelligenza spaziale (l’orientamento nello spazio), l’intelligenza naturalistica (la scoperta della natura), quella interpersonale e intrapersonale (la relazione con gli altri e la conoscenza di sé), così come quella logico-matematica e quella musicale, trovano nutrimento nelle proposte e nei contesti ludici e di cura che offriamo ai vostri bambini.  

 

I percorsi con gli esperti: musica, inglese e psicomotricità 

Gioco psicomotorio, musica e inglese sono le nostre officine della crescita che saranno condotte o supervisionate da personale esperto.  

In questo percorso, vogliamo valorizzare il corpo come la prima “casa” del bambino, un luogo sicuro da cui partire per esplorare e conoscere il mondo. Crediamo che offrendo ai vostri figli un ambiente ricco di stimoli motori, sensoriali e relazionali, li aiuteremo a crescere forti, curiosi e consapevoli di sé.

Siamo entusiasti di intraprendere con voi questo viaggio alla scoperta del corpo in gioco, perché ogni suo movimento è un passo verso la crescita.  

 

Alla Compagnia dei Birichini i bambini e le bambine sono davvero al centro, accompagnati e sostenuti nel loro percorso di crescita, che potrai seguire passo dopo passo.

Ogni giorno all’accoglienza e al congedo troverai un’educatrice pronta ad ascoltarti, mensilmente esporremo all’ingresso del nido la documentazione pedagogica; in ogni momento siamo sempre a disposizione, per un colloquio individuale su appuntamento. E per seguirci a distanza? Visita la nostra pagina social e resta aggiornata/o anche con la nostra app Kindertap!

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4 Novembre 2025 by comunicazione 0 Comments

Morsi e graffi al nido: cosa fare e come gestirli

I morsi, i graffi e i piccoli litigi sono esperienze comuni che quasi tutti i genitori affrontano durante il percorso dei loro figli al nido d’infanzia. Nonostante possano generare preoccupazione e imbarazzo, è fondamentale comprendere che questi comportamenti non sono segnali di aggressività o problemi caratteriali, ma tappe normali nello sviluppo del bambino, una vera e propria fase nella crescita.

In questo articolo, andiamo a comprendere il significato di questi gesti, le motivazioni e il ruolo che genitori ed educatori devono assumere in questo contesto.

Capire i morsi e i graffi: non è aggressività 

Per capire questi gesti, bisogna innanzi tutto fare un passo indietro e approfondirne il significato.

Nei primi anni di vita, infatti, i bambini non hanno ancora sviluppato il linguaggio per esprimere appieno i loro bisogni e le loro capacità di autoregolazione emotiva sono ancora tutte da costruire. È per questo, che capita di vederli “esplodere” per quello che, ai nostri occhi, sembra un “nonnulla”: devono imparare a gestire e tollerare le loro frustrazioni.  

Ma il morso, in altre situazioni, può assumere un’altra connotazione, ovvero essere puramente esplorativo. Per i più piccoli, mordere un oggetto o un compagno può essere un modo per capire come “sono fatti”. La bocca è un organo ricchissimo di terminazioni nervose e fornisce informazioni cruciali sulla consistenza, la pressione e il “sapore” del mondo.

Quando il vostro bambino morde o graffia, la prima reazione può essere di sconcerto o allarme. È essenziale, però, comprendere che questi gesti, specialmente nei primi anni di vita, non sono segnali di un carattere difficile. Sono, piuttosto, un modo rudimentale che i bambini usano per interagire con il mondo e le persone che li circondano. In questa fase, la bocca e le mani sono i loro principali strumenti di conoscenza. 

In sintesi, un morso o un graffio possono essere un tentativo di comunicare: 

  • Frustrazione: quando non riescono a ottenere un gioco o a farsi capire. 
  • Esplorazione: un modo per capire il mondo e le reazioni degli altri, usando la bocca (spesso l’organo principale di conoscenza nei piccolissimi). 
  • Sovraccarico emotivo: quando sono stanchi, confusi o sopraffatti da troppi stimoli. 
  • Ricerca di attenzione: un modo per attirare l’attenzione dell’adulto. 

I morsi sono re-azione impulsive, non premeditate. Si tratta di situazioni normali e fisiologiche che spariranno, nel tempo, da sole.

Nel contesto del nido, le educatrici sono formate per gestire queste situazioni, non punendo il gesto ma verbalizzando e cercando di accompagnare il bambino a trovare bambino modi alternativi per esprimersi.

Un esempio? “Giovanni, forse Luca ti ha infastidito in qualche modo. Non sapevi come dirglielo così l’hai morso. Ti ricordi la regola? Non voglio che mordi, mordere fa male. Vedi che Luca piange? La prossima volta diglielo con le parole oppure vieni da me e ti aiuto io”. 

Proprio perché sono comportamenti legati all’immaturità emotiva e psicologica dei bambini e che quindi si evolveranno naturalmente, l’educatrice deve concentrarsi sul fatto che il proprio intervento non vada ad intaccare l’autostima del piccolo passandogli l’idea di “essere sbagliato”. Infatti, gli atteggiamenti non sufficientemente contenitivi ed amorevolmente fermi degli adulti potrebbero avere conseguenze negative e durature per lui (a livello relazionale e sociale). 

I litigi tra bambini: un’opportunità di crescita 

I litigi per un gioco o uno spazio sono una parte essenziale della vita al nido. Rappresentano le prime lezioni di interazione sociale, negoziato e risoluzione dei conflitti. Durante questi momenti, i bambini imparano: 

  • Condivisione: anche se all’inizio può sembrare un concetto astratto, l’esperienza diretta insegna l’importanza di aspettare il proprio turno o di prestare un gioco. 
  • Empatia: vedere la reazione di un altro bambino (pianto, tristezza) li aiuta a comprendere le conseguenze delle proprie azioni.
  • Comunicazione: l’intervento dell’adulto accompagna il bambino a usare le parole al posto delle mani. 

Il ruolo dei genitori e degli educatori: una squadra unita 

Come genitori, il vostro ruolo è cruciale. Ecco alcuni consigli per affrontare al meglio questi episodi: 

  • Mantieni la calma: se il tuo bambino ha subito un morso, accoglilo senza allarmismo, per non trasmettergli ulteriore paura. Se è il tuo bambino ad averlo dato, evita reazioni eccessive o punizioni fisiche. 
  • Dialoga con le educatrici: la collaborazione con il nido è fondamentale. Chiedi sempre un confronto per capire il contesto in cui è avvenuto l’episodio. Loro possono darti informazioni preziose sulle dinamiche del gruppo e sui comportamenti del tuo bambino. 
  • Non giudicare: evita di giudicare o etichettare altri bambini o i loro genitori. Ogni famiglia sta affrontando il proprio percorso, e l’empatia è la base di una comunità educativa sana. 

I morsi al nido e i litigi sono una fase. Il nido è il primo luogo in cui i bambini imparano a stare con gli altri. Con la giusta guida, questi episodi si trasformano in occasioni fondamentali per la loro crescita emotiva e sociale. Per accompagnare i bambini e le bambine nell’acquisizione di competenze emotive e sociali è importante evitare di stigmatizzare rabbia, comportamenti e litigi e, piuttosto, aiutarli a regolare emozioni, azioni e relazioni all’interno di un rapporto empatico con l’adulto. 

riambientamento al nido - nidi milano
16 Ottobre 2025 by comunicazione 0 Comments

Riambientamento al nido: come affrontare il rientro dopo la pausa estiva

Settembre e ottobre sono i momenti delle ripartenza nei nidi La Compagnia dei Birichini!
Altrove abbiamo già parlato della nostra modalità di ambientamento condiviso e di come accompagnare bambini e bambine in questo delicato passaggio (scopri di più qui). 

Ma che cosa accade, invece, per chi si ritrova al nido dopo la pausa estiva?

Spesso sottovalutato, il riambientamento al nido — al rientro dall’estate, ma anche dopo un’assenza prolungata per malattia — può essere impegnativo quanto il primo inserimento. Dopo settimane trascorse in un contesto familiare, il bambino potrebbe aver perso l’abitudine alla routine del nido e manifestare segnali di fatica o disagio. 

Perché il riambientamento al nido è importante 

Il rientro dopo una lunga pausa rappresenta per i bambini un momento di transizione: tornano alle routine del nido, agli spazi, alle educatrici e ai compagni.
Riconoscere e rispettare questo processo è fondamentale per un riambientamento sereno, che rafforzi la fiducia del bambino e il suo senso di appartenenza. 

Consigli pratici per un rientro al nido sereno 

Ecco alcuni suggerimenti per accompagnare con dolcezza e consapevolezza il tuo bambino nel riambientamento al nido: 

1. Preparazione emotiva 

Parla con il bambino del suo ritorno nei giorni precedenti. Guardate insieme foto dei compagni e dei momenti belli trascorsi al nido: lo aiuterà a riattivare ricordi positivi. 

2. Riavvio della routine quotidiana 

Riprendere gradualmente le abitudini a casa — orari del sonno, pasti, giochi — aiuta il bambino a ritrovare sicurezza e prevedibilità. 

3. Pazienza e comprensione 

Pianti, difficoltà nel sonno o regressioni non sono capricci, ma segnali di una fatica emotiva. Accoglila con pazienza e ascolto, senza giudicare. 

4. Ascolto delle emozioni 

Accogli i sentimenti del bambino — anche rabbia o protesta — evitando frasi come “non piangere”. Riconosci la sua emozione dicendo, ad esempio: 

“Capisco che per te sia difficile tornare dopo tanto tempo. Mi mancherai anche tu, ma so che ti divertirai.” 

5. Crea un rituale del saluto 

Un bacio sulla mano, una canzone o una frase “segreta” condivisa: piccoli gesti che aiutano il bambino a sentirsi sicuro nel momento del distacco. 

6. Non scomparire di nascosto 

Anche se può sembrare più facile, evita di allontanarti senza salutarlo: il bambino deve imparare che quando vai via, poi torni. Questo rafforza la fiducia. 

7. Usa la comunicazione digitale (con equilibrio) 

Puoi chiedere alle educatrici aggiornamenti utilizzando applicazioni e device elettronici, come whatsapp. Attenzione, fallo con moderazione! Le educatrici sono concentrate sulla cura dei bambini e ogni foto o messaggio condiviso deve avvenire nei tempi adeguati.
Vedere tuo figlio sereno al nido può rassicurarti e aiutarti a trasmettergli più fiducia. Per la condivisione delle immagini e delle attività nei nostri nidi utilizziamo Kindertap,

8. Confrontati con le educatrici 

Parla apertamente con loro: sono i tuoi alleati più preziosi. Spesso il pianto del mattino non rappresenta l’intera giornata, che può invece essere serena e ricca di scoperte. 

Un sostegno continuo per la crescita del tuo bambino 

Sia durante il primo inserimento che nel riambientamento al nido, la comunicazione tra genitori ed educatrici è fondamentale. Condividere conquiste e difficoltà crea una rete di fiducia che aiuta il bambino a crescere sereno, rafforzando la sua resilienza e il senso di appartenenza alla comunità educativa. 

Se hai domande o vuoi condividere la tua esperienza, la Compagnia dei Birichini è sempre pronta ad ascoltarti e accompagnarti in questo meraviglioso percorso di crescita.