
I comportamenti aggressivi: cosa possiamo fare?
Se per gli adulti gestire la rabbia o le emozioni forti non è sempre così semplice, per i più piccoli è ancora più complesso. Può capitare, a volte, di assistere a manifestazioni aggressive da parte dei bambini e, da genitori, non riuscire a comprendere perché. Attraverso l’ascolto e la comprensione, però, possiamo cercare di capire ed interpretare i momenti in cui i bambini mettono in atto comportamenti aggressivi, verso sé stessi (come quando un bambino o una bambina graffiano o mordono un compagno) e verso gli altri (che può prevedere il picchiarsi la testa o mordersi).
Aggressività come spinta vitale
L’aggressività, spesso vista come una caratteristica stabile o un tratto della personalità, nei bambini può rappresentare una fase normale dello sviluppo, e può indicare difficoltà nella gestione delle emozioni connessa, però, a una normale immaturità fisiologica del bambino. Crescendo, infatti, in genere si osserva una diminuzione dei comportamenti aggressivi, ovvero di quelle azioni specifiche che i bambini intraprendono in determinate situazioni e che possono esprimersi attraverso morsi, graffi ed altre manifestazioni. Si caratterizza quindi come impulso istintivo (che non prevede intenzionalità), una spinta vitale sana che aiuta il bambino ad affermare sé stesso e proteggersi. Aggressività infantile e violenza non sono, quindi, sinonimi, sebbene spesso si tenda a intenderli come tali, poiché la seconda prevede l’intenzione di arrecare danno all’altro e un autocontrollo che non è presente nei bambini.
Nei bambini, non possiamo quindi parlare di violenza, ma piuttosto di comportamenti che esprimono disagi o bisogni non ancora verbalizzati o compresi, nonché una immaturità in termini di autoregolazione emotiva.
Altro aspetto di cui tenere conto è che, sebbene per gli adulti possa essere spesso complesso comprendere le ragioni che sottendono un determinato comportamento aggressivo agito dal bambino, è importante ricordare che sebbene le cause non siano sempre chiare (sia per gli adulti che per i bambini stessi) dietro a questi comportamenti esistono sempre delle ragioni, dei fattori che ne hanno condizionato la messa in azione.
Il bambino che agisce un comportamento aggressivo in qualche modo reagisce a qualcosa che arriva dall’interno o dall’esterno. Quali possono essere, quindi, le cause dei comportamenti aggressivi?
Comportamenti aggressivi: le cause
Come anticipavamo, i comportamenti aggressivi nell’infanzia sono legati sia a fattori interni che esterni, oltre ad essere profondamente connessi allo sviluppo neurologico e cognitivo. I bambini più piccoli non hanno ancora sviluppato la capacità di regolare le emozioni e interpretare correttamente le situazioni: con la crescita (dai 4 anni di età in poi) la situazione cambia, per via dello sviluppo di nuove competenze cognitive ed emotive, come più semplicemente la capacità di manifestare, prima, e dare un nome alle proprie emozioni primarie in situazione, dopo. Si pensi a quando un bambino o una bambina sono in grado di dire: “Sono arrabbiato/sono arrabbiata perché volevo quel gioco”.
Ma la strada verso lo sviluppo della competenza emotiva (che include anche la capacità di gestione dei propri vissuti emotivi) è ancora molto lunga. Il cervello, e in particolare la neocorteccia (che in pratica ci permette di prendere decisioni e ricopre un ruolo centrale nella gestione emotiva e nel controllo degli impulsi), è ancora in fase di sviluppo, rendendo difficile – per i più piccoli -controllare proprio le reazioni impulsive.
I fattori che influenzano i comportamenti aggressivi possono essere:
- Stimoli esterni: ad esempio, rumore eccessivo, conflitti con i coetanei, cambio di abitudini/orari. Anche eventi come la nascita di un fratellino o un trasferimento possono destabilizzare emotivamente. Il bambino, infatti, ha bisogno di un certo livello di ripetitività, non avendo ancora completamente sviluppato il senso del tempo
- Stimoli interni: La difficoltà a gestire emozioni primarie intense (come la gioia, la rabbia o la paura), il disagio in termini emotivi e, in generale, le sensazioni di insicurezza. Anche la stanchezza o una condizione di malessere possono influire in questo senso
- Oltre a questi stimoli, ricoprono un ruolo centrale anche alcuni meccanismi interni, connessi, per esempio, all’immaturità neurologica dell’individuo. Il sistema nervoso, infatti, può attivare risposte comportamentali automatiche come la “fuga o attacco”, che nel bambino sono dovute alla percezione “non corretta” di una situazione, vissuta come minacciosa anche quando non lo è realmente.
Come possiamo affrontare i comportamenti aggressivi da genitori?
Noi adulti a volte facciamo fatica a dare una risposta efficace ai bambini, ma possiamo imparare gesti e metodi per sostenerli al meglio.
Il primo passo per poter essere pronti, successivamente, in questo compito è riconoscere le proprie emozioni come adulti, come genitori (riconoscendo anche quelle che ci sembrano più complesse, come la frustrazione, la rabbia o la paura). In pratica si tratta di fornire un modello positivo che il bambino possa seguire, in grado di offrire strategie per gestire in maniera efficace, e coerentemente con l’età di sviluppo di ciascun bambino, emozioni intense.
Solo un adulto attento ai propri vissuti può offrire un adeguato supporto emotivo e diventare dizionario emotivo ausiliario per il bambino, cercando di comprendere cosa sta comunicando attraverso il comportamento: è importante evitare di colpevolizzarlo o imporre ordini imperativi. Non solo: alcuni bambini possono aver bisogno di una vera e propria “ancora emotiva”. La presenza fisica dell’adulto, anche solo stando vicino senza intervenire fisicamente, può aiutare il bambino a sentirsi più sicuro. Nei bambini più grandi, il verbalizzare e ragionare insieme permette al genitore di aiutare il bambino a comprendere intimamente i propri gesti. Queste strategie richiedono pazienza e costanza, poiché lo sviluppo delle competenze emotive nei bambini è un processo lungo e graduale.
Questo articolo è tratto dall’intervento “Comportamenti aggressivi: cosa significano e come sostenere i bambini” di Sabina Colombini, 4 febbraio 2025

