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21 Settembre 2026 by comunicazione 0 Comments

Nutrire con serenità: guida pratica al momento del pasto

I pasti in famiglia dovrebbero rappresentare un’occasione di incontro e condivisione, ma spesso rischiano di trasformarsi in veri e propri campi di battaglia. Il cibo, soprattutto nella prima infanzia, non è una semplice questione di nutrimento biologico: è relazione, comunicazione, scoperta sensoriale ed esplorazione delle prime forme di autonomia.

Ecco alcune riflessioni e consigli pratici per costruire a tavola un clima sereno e promuovere un rapporto sano con l’alimentazione.

1. Ridurre le attese: la fame non sa aspettare

Quando un bambino piccolo si siede a tavola e deve attendere a lungo prima che arrivi il piatto, la frustrazione cresce rapidamente, cedendo il posto alla stanchezza.

In pratica: facciamo in modo che il cibo sia quasi pronto prima di far accomodare i bambini, evitando lunghe attese a tavola vuota. Invece di usare la TV o lo smartphone per distrarli mentre aspettano o mangiano, puntiamo sull’organizzazione e sulla conversazione.

2. Spazio all’autonomia (anche se si sporca!)

Permettere ai bambini di fare da soli è un passo fondamentale per rafforzarne l’autostima e la coordinazione motoria.

In pratica: scegliamo posate della giusta dimensione, bicchieri maneggevoli e bavaglie facili da mettere e togliere. Mangiare con le mani o toccare il cibo fa parte del normale processo di apprendimento sensoriale: teniamo a portata di mano uno straccio o dello scottex per pulire senza ansie.

3. Porzioni a misura di bambino e libertà di assaggio

Riconoscere i segnali di sazietà è fondamentale. Un piatto troppo pieno rischia di sopraffare il bambino prima ancora che inizi a mangiare. Serviamo porzioni ridotte, lasciando la possibilità di chiedere il bis. Incoraggiamo la curiosità verso cibi nuovi senza mai ricorrere a imposizioni, bracci di ferro o ricatti (“se mangi tutto ti do il dolce”). Ricordiamoci che l’insistenza genera solo resistenza.

4. Il rispetto dei gusti e delle sensibilità sensoriali

Rifiutare un alimento o mostrare selettività a tavola non è un capriccio o un atto di sfida, ma spesso una reazione alla consistenza, all’odore o al colore di un cibo. Sosteniamo i bambini chiedendo cosa li infastidisce (es. “Ti dà fastidio la consistenza troppo morbida?”) e proponiamo gli alimenti rifiutati in forme diverse o affiancati da cibi “sicuri” che conosciamo e che apprezzano. Possono servire anche 10-15 esposizioni a un nuovo ingrediente prima che un bambino decida di assaggiarlo spontaneamente.

5. L’ambiente conta: serenità e convivialità

Un ambiente rumoroso, frenetico o carico di tensione rovina il piacere del pasto e stimola l’irritabilità. Creiamo un’atmosfera tranquilla, spegniamo i dispositivi elettronici e dedichiamo questo tempo al dialogo e all’ascolto. Regole poche ma chiare, tanta pazienza e il nostro buon esempio sono i migliori ingredienti per far sì che la tavola sia vissuta come un luogo di benessere condiviso.

 

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[foto di una bimba in un momento di apprendimento, infatti sta giocando con delle forme in una sala]
26 Maggio 2026 by comunicazione 0 Comments

Apprendimento e crescita, passo dopo passo

Il nido è il primo vero laboratorio sociale che bambini e bambine sperimentano. In questo contesto,  riescono ad apprendere l’uno dall’altro, traendo vantaggi dall’osservazione reciproca. Non a caso, nei nidi La Compagnia dei Birichini, privilegiamo i gruppi eterogenei per età. Il confronto tra bambini con età diverse velocizza l’apprendimento e l’assimilazione di diverse competenze. Inoltre, questo favorisce anche lo sviluppo delle life skills.

I vantaggi dei gruppi eterogenei per i “Grandi” 

I bambini di 2-3 anni assumono spontaneamente un ruolo di tutorship. Imparano a essere pazienti e a spiegare le regole del gioco. Iniziano a consolare il compagno triste offrendogli un ciuccio o un peluche. Questo rinforza enormemente la loro autostima e il senso di responsabilità. Per un bambino di quasi tre anni, avere intorno dei piccoli di un anno cambia radicalmente la percezione di sé. Ma cosa osserviamo nel dettaglio? 

  • Il decentramento cognitivo: il “grande” impara a comprendere che il piccolo non ha le sue stesse forze o capacità. Impara a rallentare la corsa se necessario, a porgergli un gioco con delicatezza. 
  • Il linguaggio come cura: spesso i grandi diventano i “traduttori” dei piccoli con le educatrici, esercitando una forma precoce di accudimento. 
  • Rinforzo dell’autostima: essere osservati con ammirazione dai piccoli fa sentire i grandi competenti ed “esperti”. 

I vantaggi dei gruppi eterogenei per i “Piccoli” 

I più piccoli imparano per imitazione e il compagno più grande è una calamita vivente. Vedere come mangia da solo, usa il bagno o costruisce una torre complessa è molto più stimolante che osservare un adulto. Questo perché il “grande” è un modello raggiungibile, un vero e proprio eroe a misura di bambino. Quindi, cosa possiamo osservare? 

  • Apprendimento per osservazione: Il piccolo non impara solo a fare, ma impara a stare. Osserva come il grande negozia un conflitto o come sta seduto a tavola, assorbendo le regole sociali del nido in modo naturale, quasi per osmosi. 
  • Superamento della frustrazione: vedere i grandi fare cose complesse spinge i piccoli a tentare, a cadere e a riprovare. 

L’imitazione è il motore dell’apprendimento, è il meccanismo attraverso cui il bambino “ruba” le competenze al mondo esterno. Al nido, questo processo esplode grazie alla presenza dei pari.  

Le relazioni al nido sono un tessuto prezioso fatto di sguardi, contatti, condivisioni, conflitti, abbracci e scoperte. È qui che si impara che il mondo è fatto di “noi” e non solo di “io”. A volte gli adulti temono il conflitto, ma per noi non è un fallimento relazionale, ma una palestra. Imparare a negoziare per un gioco o a gestire l’attesa è la base della futura intelligenza emotiva. 

[foto con bambino seduto per terra che gioca con diversi oggetti]
18 Marzo 2026 by comunicazione 0 Comments

L’arte di sostare

In questo articolo approfondiamo perché per i bambini è fondamentale “sostare”, ovvero vivere un momento di pausa in cui non fanno assolutamente nulla, o almeno, solo apparentemente. 

Lunedì acquaticità, mercoledì musica e il sabato inglese e perché no anche una serie infinita di stimoli sensoriali a casa. Questo è ciò che accade sempre più frequentemente ai bambini di oggi, figli di genitori che nella speranza di rendere il loro bambino più “performante”, finiscono per sovra-stimolarlo.

La trappola della sovra-stimolazione 

Per i bambini sotto i tre anni, il mondo è già di per sé un’esperienza totalizzante. Ad esempio, una formica che cammina sul marciapiede cattura la loro attenzione molto più di un viaggio intercontinentale. 

Quindi, quando svolgono numerose attività senza sosta, possono davvero andare in sovraccarico. I segnali sono evidenti fin da subito: 

  • Irritabilità e crisi di pianto apparentemente immotivate. 
  • Difficoltà nel prendere sonno. 
  • Incapacità di giocare da soli (perché abituati all’intrattenimento costante). 

Non a caso, oggi si parla spesso di deficit dell’attenzione, senza sapere che spesso, siamo proprio noi adulti a frammentare l’attenzione dei più piccoli. Permettere a un bambino di “sostare” su un’attività che gli interessa, incrementa la sua attenzione e, allo stesso tempo, gli permette di capire cosa gli piace e cosa non gli piace, scoprendo anche se stesso. Questi elementi sono fondamentali, perché rinforzano la sua autostima e autodeterminazione. 

Il valore pedagogico del “sostare” 

Sostare significa fare e dare spazio alla curiosità. Se i bambini non hanno un momento di tempo libero, allora non avranno la possibilità di elaborare e metabolizzare ciò che stanno vivendo. Infatti, questo impedisce al bambino di co-regolare le sue emozioni  Se non ci sono continuità, sedimentazione e ripetitività gli apprendimenti e le esperienze non diventano competenze.  Dare troppe esperienze senza sosta equivale a rimpinzare un bambino di cibo senza lasciargli il tempo di digerire: il risultato non è un bambino più nutrito, ma un bambino con l’indigestione, che non ha tratto alcun nutrimento da ciò che ha mangiato. 

Come diventare genitori “slow” 

Ecco alcuni consigli per uscire dalla bolla frenetica del “fare una cosa dietro l’altra”: 

  • Segui il ritmo, non l’orologio: se state andando al parco e il vostro bambino si incanta a guardare un tombino per dieci minuti, sostate con lui/lei. Quella scoperta spontanea vale più di ogni altro tuo proposito. 
  • Meno oggetti, più presenza: non proporre mille giochi diversi, ma offri pochi elementi naturali (pigne, cucchiai, coperchi, oggetti di legno, stoffe, materiali open-ended) e siediti accanto a lui. Non guidare il gioco, osserva con piacere e rilancia. 

L‘infanzia non è una corsa per diventare adulti il prima possibile, ma un giardino che ha bisogno di tempo, pazienza e silenzi per vedere le prime fioriture. I bambini e le bambine hanno bisogno di una base solida da cui osservare il mondo, un passo alla volta. Sostare insieme a loro è il dono più grande che possiamo fargli, perché gli insegniamo che esistere è più importante che performare. 

Per scoprire tutte le nostre iniziative dei nostri nidi e approfondire altri temi sulla genitorialità, seguite la nostra pagina social e scaricate l’app Kindertap per rimanere sempre aggiornati!

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19 Febbraio 2026 by comunicazione 0 Comments

Co-regolare le emozioni

Attraverso la ricerca scientifica, si è giunti nel tempo all’adozione dell’espressione “co-regolazione” delle emozioni, per descrivere un processo relazionale e bidirezionale. In questo scambio, gli individui coinvolti contribuiscono reciprocamente a equilibrare i loro stati fisiologici, emotivi e comportamentali.

Nel contesto della relazione educativa (genitore, educatore e bambino/a), co-regolare le emozioni è un meccanismo fondamentale. Lo sviluppo socio-emotivo segue, infatti, un percorso evolutivo che conduce dall’etero-regolazione (regolazione guidata dall’esterno) all’auto-regolazione (regolazione autonoma).

È attraverso la guida sensibile e responsiva di un adulto sufficientemente sintonizzato con i vissuti del bambino che quest’ultimo, nel tempo, costruirà le competenze e le abilità necessarie per gestire autonomamente le proprie emozioni e i propri comportamenti. In sostanza, la co-regolazione, in quanto processo eteroregolativo iniziale, getta le basi per una crescita socio-emotiva equilibrata e resiliente.

Per l’adulto in ambito educativo portare avanti una co-regolazione efficace richiede consapevolezza e l’adozione di specifiche pratiche. In questo articolo, vi presentiamo cinque passi per una co-regolazione costruttiva; una vera e propria sintesi di strategie da utilizzare come buone prassi per affrontare e supportare le difficoltà emotive e comportamentali dei bambini e saper co-regolare le emozioni.

1. Osservare e leggere il contesto

Il primo passo è affinare la capacità di osservazione del bambino/a all’interno del suo ambiente. In questa fase, porsi le domande giuste è essenziale:

  • Tempi e ritmi: in quali momenti della giornata il bambino è più a suo agio? E in quali entra in difficoltà? C’è regolarità temporale in questi stati?
  • Fattori ambientali: qual è il livello di rumore, luce, odori o affollamento in quel momento?
  • Fattori relazionali: Com’è il clima emotivo? Come sta l’adulto?
  • Contesto: Quale attività si sta svolgendo? Cosa è successo immediatamente prima?

Questa analisi profonda aiuta a sospendere il giudizio e a comprendere le condizioni favorevoli e sfavorevoli per il bambino.

2. Prevenire e strutturare la sicurezza

Sfruttando le informazioni raccolte tramite l’osservazione, l’adulto può intervenire preventivamente per ridurre il carico di stress ambientale.

  • Agire sull’ambiente: Se possibile, modulare routine, proposte, gestione del tempo e possibilità di scelta per aumentare l’autonomia del bambino e ridurre i fattori scatenanti la disregolazione.
  • Aggiungere sicurezza: Quando non è possibile eliminare lo stress, è vitale aggiungere elementi di sicurezza e protezione emotiva. Questo può significare avvicinarsi fisicamente, offrire contatto fisico rassicurante, parlare con tono calmo, offrire una scelta limitata o proporre l’aiuto di un amico.
  • Anticipare: Se si identifica un momento di fatica ricorrente (ad esempio, dopo una specifica attività o un orario), agire in anticipo (pochi minuti prima) con strategie di aiuto mirate può prevenire l’escalation emotiva.

3. Regolare la fisiologia

Quando la disregolazione emotiva si manifesta, è necessario aiutare il bambino a ritrovare il suo equilibrio fisiologico. L’adulto agisce come “ancora” calmante.

  • Presenza centrata: L’adulto deve essere calmo, stabile e presente (centrato), offrendo un modello di regolazione.
  • Tecniche corporee: Favorire il contatto fisico rassicurante, se accettato, incoraggiare una respirazione profonda e lenta, o facilitare un momento di pausa tranquillo (Time-In) lontano dagli stimoli eccessivi.
  • Bisogni primari: Verificare se bisogni primari sono soddisfatti: bere un bicchiere d’acqua, mangiare un piccolo spuntino sano, o favorire un breve contatto con la natura per riequilibrare il sistema nervoso.

4. Riflettere e verbalizzare (Connessione e rispecchiamento)

Solo quando il bambino è tornato a uno stato di maggiore regolazione è possibile avviare la riflessione. L’obiettivo è costruire la consapevolezza emotiva e comportamentale.

  • Connessione emotiva: Ristabilire un legame emotivo sicuro prima di discutere l’accaduto.
  • Rispecchiamento: Verbalizzare e nominare l’emozione provata (“Eri molto arrabbiato perché…”, “Capisco che eri triste quando…”).
  • Riflessione guidata: Discutere insieme cosa è successo, cosa ha scatenato la reazione e, soprattutto, quale comportamento alternativo e più socialmente adeguato si potrebbe utilizzare in una situazione simile futura.

5. Riparare il legame

La gestione delle emozioni intense spesso provoca una rottura relazionale, sia tra adulto e bambino, sia tra coetanei. La riparazione è cruciale per ristabilire la sicurezza emotiva. Se l’adulto ha reagito in modo eccessivo, è fondamentale chiedere scusa al bambino. Questo non solo ripara la rottura ma modella anche un comportamento di responsabilità e umiltà.

Adottare questi passaggi, per co-regolare le emozioni dei più piccoli, è un profondo impegno ad accompagnare i bambini lungo il loro percorso di crescita, trasformando ogni momento di difficoltà in un’opportunità di apprendimento e connessione.

 

Per un approfondimento sui comportamenti aggressivi, vai all’articolo: I comportamenti aggressivi: cosa possiamo fare? – La compagnia dei birichini

Iscrizione nido comunale Milano: orientarsi tra scelte e alternative
2 Febbraio 2026 by comunicazione 0 Comments

Iscrizione nido comunale Milano 2026/2027

Se stai cercando informazioni sull’iscrizione al nido comunale a Milano, probabilmente ti trovi in una fase piena di domande: scadenze da rispettare, documenti da preparare, graduatorie da capire. E magari poco tempo per orientarti con calma.

Il Comune di Milano ha pubblicato il comunicato ufficiale per l’anno educativo 2026/2027. In questo articolo trovi una guida semplice e concreta, pensata per aiutarti a capire come fare la domanda per il nido comunale a Milano, senza perderti nella burocrazia.


Quando fare domanda per il nido comunale a Milano

Le iscrizioni ai servizi per l’infanzia del Comune di Milano sono aperte:

  • dalle ore 12:00 del 4 febbraio 2026
  • alle ore 12:00 del 25 febbraio 2026

È una finestra temporale precisa e non prorogabile. Sapere quando fare la domanda per il nido comunale a Milano è fondamentale per non rischiare l’esclusione.

👉 Il consiglio è di iniziare a preparare tutto con un po’ di anticipo: meno stress e meno possibilità di errore.


Chi può fare l’iscrizione al nido comunale

Possono presentare domanda le famiglie che:

  • sono residenti nel Comune di Milano;
  • hanno richiesto il trasferimento di residenza a Milano entro la scadenza;
  • vivono stabilmente a Milano ma senza iscrizione anagrafica (con procedura dedicata).

Le domande di famiglie residenti in altri Comuni, senza trasferimento in corso, non vengono accolte.

È inoltre necessario che i bambini siano in regola con le vaccinazioni obbligatorie.


Età dei bambini: controlla bene le date

Per il Nido d’Infanzia comunale di Milano:

  • Sezione Piccoli: bambini nati dal 1° settembre 2025 al 31 maggio 2026 (sono ammessi anche i nascituri);
  • Sezione Medio-Grandi: bambini nati dal 1° gennaio 2024 al 31 agosto 2025.

Le date contano davvero: anche un solo errore può rendere la domanda non valida.


Come presentare la domanda di iscrizione (passo dopo passo)

La domanda di iscrizione al nido comunale di Milano si presenta esclusivamente online.

Serve:

  • SPID oppure
  • Carta d’Identità Elettronica (CIE).

La domanda può essere compilata da un solo genitore, ma la scelta deve essere condivisa da entrambi, come previsto dalla normativa sulla responsabilità genitoriale.

Durante la compilazione:

  • verifica con attenzione tutti i dati;
  • inserisci un’email che controlli spesso (tutte le comunicazioni arrivano lì);
  • completa l’invio entro la scadenza.

Al termine riceverai una mail di conferma con un numero identificativo: conservalo, ti servirà per consultare la graduatoria.


Graduatoria nido comunale Milano: cosa aspettarsi davvero

La graduatoria del nido comunale di Milano sarà pubblicata il 9 aprile 2026.

Il punteggio dipende da diversi fattori, tra cui:

  • situazione lavorativa dei genitori;
  • composizione del nucleo familiare;
  • presenza di fratelli o sorelle già iscritti;
  • vicinanza del nido alla residenza.

📌 L’ISEE non influisce sulla graduatoria, ma solo sull’importo della retta se il posto viene assegnato.

È importante saperlo: anche presentando una domanda corretta, non c’è la certezza di ottenere il posto.


E se il posto al nido comunale non arriva?

Succede ogni anno: molte famiglie restano in lista d’attesa nonostante una domanda compilata correttamente.

Quando settembre si avvicina e serve una risposta concreta per organizzare lavoro e famiglia, è normale iniziare a guardarsi intorno e valutare alternative al nido comunale a Milano.


Nido comunale o nido privato a Milano: cosa conviene nella pratica

Il nido comunale è una risorsa importante, ma non sempre è la soluzione più adatta a tutte le famiglie.

Un nido privato a Milano può essere una scelta valida quando:

  • hai bisogno di tempi certi, senza attendere scorrimenti;
  • cerchi maggiore flessibilità su orari e inserimenti;
  • desideri un contesto con gruppi più contenuti;
  • vuoi un rapporto diretto e continuo con il team educativo, senza passaggi burocratici complessi.

Nei nidi La Compagnia dei Birichini incontriamo spesso genitori che arrivano proprio da qui: informati sull’iscrizione al nido comunale, ma alla ricerca di una soluzione più serena e sostenibile per la propria famiglia.

Se stai valutando l’iscrizione al nido comunale a Milano e vuoi capire quali alternative esistono, possiamo aiutarti a fare chiarezza.

Prenotando una visita presso uno dei 5 nidi “La Compagnia dei Birichini” a Milano, puoi vedere gli spazi, conoscere il nostro progetto pedagogico e confrontarti con le nostre educatrici

Compilando il form di contatto, ti ricontatteremo per fissare una visita nel nido più vicino a te, così potrai capire con calma se è la soluzione giusta per il tuo bambino e per la tua famiglia.

 

[bambino gioca con farina e formine colorate durante un'attività]
22 Gennaio 2026 by comunicazione 0 Comments

Il valore delle life skills nei nidi La Compagnia dei Birichini

Cosa significa “coltivare il benessere”? Cosa intendiamo quando parliamo di Life Skills e perché sono il cuore del nostro progetto educativo? 

In questo articolo, approfondiamo insieme uno degli aspetti fondamentali del percorso educativo dei nidi de La Compagnia dei Birichini, l’importanza del benessere e il ruolo dell’adulto.

Le life skills: una prima definizione

Secondo la definizione di Marmocchi (2004), le Skills for Life sono l’insieme di competenze sociali, relazionali ed emotive che ci permettono di interagire con il mondo in modo efficace. Sono gli strumenti che consentono a ogni individuo di affrontare le sfide quotidiane con fiducia in sé stesso, negli altri e nella comunità. 

Il “decalogo” del benessere secondo l’OMS 

Sebbene queste abilità possano variare in base al contesto culturale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha identificato un nucleo essenziale di competenze che ogni educatore e genitore dovrebbe conoscere: 

  • Decision making e problem solving: saper prendere decisioni consapevoli e risolvere i problemi in modo costruttivo. 
  • Pensiero critico e creatività: per analizzare le situazioni e trovare soluzioni originali. 
  • comunicazione ed empatia: le basi per relazioni interpersonali sane e profonde. 
  • autocoscienza e gestione dello stress: imparare a riconoscere le proprie emozioni e a gestire le tensioni. 

Queste abilità non sono solo concetti astratti, ma prerequisiti fondamentali per prevenire il disagio e promuovere una crescita sana. 

Il ruolo dell’adulto: accompagnare senza sostituirsi 

Alla Compagnia dei Birichini crediamo che queste competenze vadano allenate sin dalla prima infanzia. Ma come possono adulti, educatori e famiglie favorire questo sviluppo? 

  1. Creare contesti stimolanti: offrire spazi che solletichino la curiosità e il senso di meraviglia naturale dei bambini. 
  2. Incentivare l’autonomia: lasciare libertà di scelta e ampi spazi di movimento, rispettando i tempi di ciascuno. 
  3. Ascolto attivo e supporto: essere una presenza rassicurante che sostiene emotivamente senza interferire o sostituirsi al bambino nel fare. 
  4. Valorizzare l’errore: un bambino si sente fiducioso quando sa di avere al fianco un adulto che accoglie l’errore come un’opportunità di apprendimento e non come un limite. 

Conclusione: un allenamento che inizia oggi 

Si può allenare la resilienza, l’intelligenza emotiva, il pensiero creativo, la capacità di scelta sin da piccoli? La risposta è sì, e si deve fare.

Il nostro compito è proteggere quella scintilla di ricerca incessante che i bambini portano in dote, garantendo loro la sicurezza necessaria per diventare adulti consapevoli e competenti. 

 

Riferimenti bibliografici 

Marmocchi P. Dall’Aglio C., Zannini M. (2004). Educare le Life skills. Come promuovere le abilità psico sociali affettive secondo l’organizzazione mondiale della sanità. Erickson  

WHO (1992). Skills for life. Bollettino OMS, n.1. 

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10 Dicembre 2025 by comunicazione 0 Comments

Il corpo in gioco alla Compagnia dei Birichini

Quest’anno La Compagnia dei Birichini ha scelto come filone progettuale annuale “Il corpo in gioco”.

Perché “il corpo in gioco”? Perché in questa fase evolutiva cruciale, il corpo è il primo, insostituibile strumento di conoscenza, esplorazione e relazione con il mondo.

In questo articolo, approfondiamo il corpo e la fisicità come manifestazione espressiva e di linguaggio, il ruolo dell’autonomia e la relazione, fondamentale, con lo sviluppo delle intelligenze multiple.

 

Il corpo come primo linguaggio 

Il bambino piccolo comunica con il corpo ancor prima che con le parole. Un sorriso, uno sguardo, un pianto, un movimento delle mani: ogni gesto ha un significato profondo, è una richiesta, comunica un’emozione. Al nido, sosteniamo questa espressività corporea spontanea, creando un ambiente in cui i bambini possano muoversi liberamente, sperimentare e imparare a riconoscere le proprie sensazioni. Attraverso il gioco psicomotorio, la musica, la manipolazione e l’esplorazione di materiali open-ended, i bambini affinano la loro consapevolezza corporea, costruendo una solida base per il loro sviluppo emotivo e cognitivo. 

 

L’autonomia e il movimento 

Ogni piccolo passo verso l’autonomia passa attraverso il corpo. Imparare a strisciare, gattonare, camminare, salire le scale, allacciarsi una scarpa o tenere in mano il cucchiaio sono conquiste che non riguardano solo la motricità, ma che nutrono l’autostima e il senso di efficacia del bambino. Attraverso il movimento, i bambini scoprono le proprie capacità, superano le sfide e costruiscono la propria identità. Il nostro ruolo è quello di creare occasioni di crescita, di incoraggiare e di sostenere ogni loro piccolo successo, rispettando i tempi unici di ciascuno. 

 

Le intelligenze multiple 

Il corpo è l’attivatore delle nostre intelligenze, che, come ha teorizzato Howard Gardner sono multiple: l’intelligenza cinestetica (quella del movimento), l’intelligenza spaziale (l’orientamento nello spazio), l’intelligenza naturalistica (la scoperta della natura), quella interpersonale e intrapersonale (la relazione con gli altri e la conoscenza di sé), così come quella logico-matematica e quella musicale, trovano nutrimento nelle proposte e nei contesti ludici e di cura che offriamo ai vostri bambini.  

 

I percorsi con gli esperti: musica, inglese e psicomotricità 

Gioco psicomotorio, musica e inglese sono le nostre officine della crescita che saranno condotte o supervisionate da personale esperto.  

In questo percorso, vogliamo valorizzare il corpo come la prima “casa” del bambino, un luogo sicuro da cui partire per esplorare e conoscere il mondo. Crediamo che offrendo ai vostri figli un ambiente ricco di stimoli motori, sensoriali e relazionali, li aiuteremo a crescere forti, curiosi e consapevoli di sé.

Siamo entusiasti di intraprendere con voi questo viaggio alla scoperta del corpo in gioco, perché ogni suo movimento è un passo verso la crescita.  

 

Alla Compagnia dei Birichini i bambini e le bambine sono davvero al centro, accompagnati e sostenuti nel loro percorso di crescita, che potrai seguire passo dopo passo.

Ogni giorno all’accoglienza e al congedo troverai un’educatrice pronta ad ascoltarti, mensilmente esporremo all’ingresso del nido la documentazione pedagogica; in ogni momento siamo sempre a disposizione, per un colloquio individuale su appuntamento. E per seguirci a distanza? Visita la nostra pagina social e resta aggiornata/o anche con la nostra app Kindertap!