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[foto di una bimba in un momento di apprendimento, infatti sta giocando con delle forme in una sala]
26 Maggio 2026 by comunicazione 0 Comments

Apprendimento e crescita, passo dopo passo

Il nido è il primo vero laboratorio sociale che bambini e bambine sperimentano. In questo contesto,  riescono ad apprendere l’uno dall’altro, traendo vantaggi dall’osservazione reciproca. Non a caso, nei nidi La Compagnia dei Birichini, privilegiamo i gruppi eterogenei per età. Il confronto tra bambini con età diverse velocizza l’apprendimento e l’assimilazione di diverse competenze. Inoltre, questo favorisce anche lo sviluppo delle life skills.

I vantaggi dei gruppi eterogenei per i “Grandi” 

I bambini di 2-3 anni assumono spontaneamente un ruolo di tutorship. Imparano a essere pazienti e a spiegare le regole del gioco. Iniziano a consolare il compagno triste offrendogli un ciuccio o un peluche. Questo rinforza enormemente la loro autostima e il senso di responsabilità. Per un bambino di quasi tre anni, avere intorno dei piccoli di un anno cambia radicalmente la percezione di sé. Ma cosa osserviamo nel dettaglio? 

  • Il decentramento cognitivo: il “grande” impara a comprendere che il piccolo non ha le sue stesse forze o capacità. Impara a rallentare la corsa se necessario, a porgergli un gioco con delicatezza. 
  • Il linguaggio come cura: spesso i grandi diventano i “traduttori” dei piccoli con le educatrici, esercitando una forma precoce di accudimento. 
  • Rinforzo dell’autostima: essere osservati con ammirazione dai piccoli fa sentire i grandi competenti ed “esperti”. 

I vantaggi dei gruppi eterogenei per i “Piccoli” 

I più piccoli imparano per imitazione e il compagno più grande è una calamita vivente. Vedere come mangia da solo, usa il bagno o costruisce una torre complessa è molto più stimolante che osservare un adulto. Questo perché il “grande” è un modello raggiungibile, un vero e proprio eroe a misura di bambino. Quindi, cosa possiamo osservare? 

  • Apprendimento per osservazione: Il piccolo non impara solo a fare, ma impara a stare. Osserva come il grande negozia un conflitto o come sta seduto a tavola, assorbendo le regole sociali del nido in modo naturale, quasi per osmosi. 
  • Superamento della frustrazione: vedere i grandi fare cose complesse spinge i piccoli a tentare, a cadere e a riprovare. 

L’imitazione è il motore dell’apprendimento, è il meccanismo attraverso cui il bambino “ruba” le competenze al mondo esterno. Al nido, questo processo esplode grazie alla presenza dei pari.  

Le relazioni al nido sono un tessuto prezioso fatto di sguardi, contatti, condivisioni, conflitti, abbracci e scoperte. È qui che si impara che il mondo è fatto di “noi” e non solo di “io”. A volte gli adulti temono il conflitto, ma per noi non è un fallimento relazionale, ma una palestra. Imparare a negoziare per un gioco o a gestire l’attesa è la base della futura intelligenza emotiva. 

[foto mostra un bambino in un contesto scolastico]
21 Aprile 2026 by comunicazione 0 Comments

Il contesto conta, sia nella vita che nel gioco

Qual è la correlazione tra gioco e contesto? Il gioco è esplorazione, movimento e immaginazione. Ogni giorno offriamo ai bambini materiali e proposte aperte per trasformare ogni momento in un’occasione di scoperta. Qui presentiamo alcuni dei contesti educativi che curiamo quotidianamente per alimentare per nutrire le possibilità di scoperta dei bambini e delle bambine. 

Contesti di costruttività: mani pensanti 

Sono ambienti decorati con materiali a bassa strutturazione (di riciclo e di scarto, recuperati presso il Centro Remida a Calderara di Reno) che diventano oggetto di ricerca. I bambini hanno la possibilità di accostare, infilare, incastrare e sovrapporre i diversi oggetti…ed è proprio così che nascono torri verticali e costruzioni impreviste. Tra un equilibrio precario e un altro, il pensiero si consolida e prende forma. La concentrazione si dilata, la coordinazione si affina e il problema si risolve. Ogni gesto diventa una scoperta e ogni soluzione si converte in un apprendimento conquistato. 

I contesti del “far finta di”: scenari di vita quotidiana 

Nel gioco simbolico i bambini trasformano la realtà per capire come funziona la sfera delle relazioni. Nel contesto della cucina, il quotidiano diventa protagonista e qui i piccoli mescolano, infornano, cuociono…trasformando ogni gesto in un racconto e il gioco in una relazione con i loro compagni di classe. 

I contesti del “far finta di”: gli habitat 

Questi contesti ricreano degli scenari naturali in miniatura, che vengono poi arricchiti da elementi naturali e materiali di recupero. In questo caso, i bambini decorano lo spazio con dimore e paesaggi dedicate agli animali, realizzando tane e rifugi per tutte le creature. Anche qui, gli animali assumono “ruoli umani” ricoprendo la funziona di un soggetto con cui ricreare scenari della vita quotidiana.  

Il contesto motorio: muoversi, osare e sentirsi capaci 

In questo contesto, il corpo esplora lo spazio. Qui i bambini saltano e si arrampicano, sviluppando equilibrio, forza e sicurezza. Ogni ostacolo superato rafforza la fiducia e ogni movimento sostiene l’autonomia. Nel piacere del movimento, i bambini e le bambine intrecciano penseri, azioni ed emozioni. Il gioco diventa esperienza e conoscenza, mentre le attività quotidiane diventano un pilastro della crescita.  

I contesti di manipolazione: la materia si trasforma 

I bambini lavorano sostanze duttili e naturali, che creano un momento di esplorazione sensoriale. Attraverso il contatto diretto e le mani che schiacciano e modellano, la materia assume forme nuove. Attraverso la scoperta di nuove consistente e temperature, la loro curiosità aumenta e i loro pensieri prendono forma.  

La stanza della sabbia: paesaggi in movimento 

Un contesto particolare, caratterizzato da un materiale che piace a tutti i bambini. La sabbia affina la coordinazione mentre i più piccoli travasano, scavano, livellano e costruiscono piccole montagne. È un luogo di grande concentrazione che crea un ambiente di calma e di ricerca silenziosa.  

Le stanze immersive: dialoghi tra luce e tecnologia 

Gli scenari immersivi alimentano lo stupore e il senso di meraviglia. Il tavolo luminoso diventa un piano dove appoggiare ogni oggetto per osservare la luce che ne enfatizza i colori e i contorni, permettendo ai bambini di studiarne tutti i dettagli. Il videoproiettore, invece, immerge il bambino in uno scenario che avvolge il corpo, trasformando le immagini in ambienti in cui muoversi. In questo contesto, il gioco si trasforma in un’esperienza immersiva, dove il pensiero e l’emozione si intrecciano.  

 I contesti narrativi: le storie prendono vita 

L’esperienza quotidiana diventa racconto attraverso l’ascolto e la lettura condivisa. I bambini e le bambine trasformano le immagini e le parole in immaginazione, creando ponti tra il mondo reale e quello immaginario. Questo è un contesto che rafforza l’autonomia del pensiero e il legame tra l’azione e la parola.

Il fuori: soglie di scoperta 

Lo spazio esterno è un contesto fondamentale per la crescita dei bambini, dato che rappresenta infinite possibilità di scoperta. Il cielo diventa un soffitto e gli elementi naturali diventano oggetto di ricerca per i bambini e le bambine. All’aperto tutto assume una prospettiva diversa: il corpo esplora lo spazio esterno, dato che quest’ultimo è il primo linguaggio comunicativo del bambino, incontrando sole, pioggia e vento, il giardino diventa il posto perfetto per osservare i cambiamenti della natura. La quotidianità si unisce alla crescita e anche i gesti più semplici diventano dei momenti di crescita che coinvolgono l’indagine cognitiva e la risonanza emotiva.  

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[foto con bambino seduto per terra che gioca con diversi oggetti]
18 Marzo 2026 by comunicazione 0 Comments

L’arte di sostare

In questo articolo approfondiamo perché per i bambini è fondamentale “sostare”, ovvero vivere un momento di pausa in cui non fanno assolutamente nulla, o almeno, solo apparentemente. 

Lunedì acquaticità, mercoledì musica e il sabato inglese e perché no anche una serie infinita di stimoli sensoriali a casa. Questo è ciò che accade sempre più frequentemente ai bambini di oggi, figli di genitori che nella speranza di rendere il loro bambino più “performante”, finiscono per sovra-stimolarlo.

La trappola della sovra-stimolazione 

Per i bambini sotto i tre anni, il mondo è già di per sé un’esperienza totalizzante. Ad esempio, una formica che cammina sul marciapiede cattura la loro attenzione molto più di un viaggio intercontinentale. 

Quindi, quando svolgono numerose attività senza sosta, possono davvero andare in sovraccarico. I segnali sono evidenti fin da subito: 

  • Irritabilità e crisi di pianto apparentemente immotivate. 
  • Difficoltà nel prendere sonno. 
  • Incapacità di giocare da soli (perché abituati all’intrattenimento costante). 

Non a caso, oggi si parla spesso di deficit dell’attenzione, senza sapere che spesso, siamo proprio noi adulti a frammentare l’attenzione dei più piccoli. Permettere a un bambino di “sostare” su un’attività che gli interessa, incrementa la sua attenzione e, allo stesso tempo, gli permette di capire cosa gli piace e cosa non gli piace, scoprendo anche se stesso. Questi elementi sono fondamentali, perché rinforzano la sua autostima e autodeterminazione. 

Il valore pedagogico del “sostare” 

Sostare significa fare e dare spazio alla curiosità. Se i bambini non hanno un momento di tempo libero, allora non avranno la possibilità di elaborare e metabolizzare ciò che stanno vivendo. Infatti, questo impedisce al bambino di co-regolare le sue emozioni  Se non ci sono continuità, sedimentazione e ripetitività gli apprendimenti e le esperienze non diventano competenze.  Dare troppe esperienze senza sosta equivale a rimpinzare un bambino di cibo senza lasciargli il tempo di digerire: il risultato non è un bambino più nutrito, ma un bambino con l’indigestione, che non ha tratto alcun nutrimento da ciò che ha mangiato. 

Come diventare genitori “slow” 

Ecco alcuni consigli per uscire dalla bolla frenetica del “fare una cosa dietro l’altra”: 

  • Segui il ritmo, non l’orologio: se state andando al parco e il vostro bambino si incanta a guardare un tombino per dieci minuti, sostate con lui/lei. Quella scoperta spontanea vale più di ogni altro tuo proposito. 
  • Meno oggetti, più presenza: non proporre mille giochi diversi, ma offri pochi elementi naturali (pigne, cucchiai, coperchi, oggetti di legno, stoffe, materiali open-ended) e siediti accanto a lui. Non guidare il gioco, osserva con piacere e rilancia. 

L‘infanzia non è una corsa per diventare adulti il prima possibile, ma un giardino che ha bisogno di tempo, pazienza e silenzi per vedere le prime fioriture. I bambini e le bambine hanno bisogno di una base solida da cui osservare il mondo, un passo alla volta. Sostare insieme a loro è il dono più grande che possiamo fargli, perché gli insegniamo che esistere è più importante che performare. 

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19 Febbraio 2026 by comunicazione 0 Comments

Co-regolare le emozioni

Attraverso la ricerca scientifica, si è giunti nel tempo all’adozione dell’espressione “co-regolazione” delle emozioni, per descrivere un processo relazionale e bidirezionale. In questo scambio, gli individui coinvolti contribuiscono reciprocamente a equilibrare i loro stati fisiologici, emotivi e comportamentali.

Nel contesto della relazione educativa (genitore, educatore e bambino/a), co-regolare le emozioni è un meccanismo fondamentale. Lo sviluppo socio-emotivo segue, infatti, un percorso evolutivo che conduce dall’etero-regolazione (regolazione guidata dall’esterno) all’auto-regolazione (regolazione autonoma).

È attraverso la guida sensibile e responsiva di un adulto sufficientemente sintonizzato con i vissuti del bambino che quest’ultimo, nel tempo, costruirà le competenze e le abilità necessarie per gestire autonomamente le proprie emozioni e i propri comportamenti. In sostanza, la co-regolazione, in quanto processo eteroregolativo iniziale, getta le basi per una crescita socio-emotiva equilibrata e resiliente.

Per l’adulto in ambito educativo portare avanti una co-regolazione efficace richiede consapevolezza e l’adozione di specifiche pratiche. In questo articolo, vi presentiamo cinque passi per una co-regolazione costruttiva; una vera e propria sintesi di strategie da utilizzare come buone prassi per affrontare e supportare le difficoltà emotive e comportamentali dei bambini e saper co-regolare le emozioni.

1. Osservare e leggere il contesto

Il primo passo è affinare la capacità di osservazione del bambino/a all’interno del suo ambiente. In questa fase, porsi le domande giuste è essenziale:

  • Tempi e ritmi: in quali momenti della giornata il bambino è più a suo agio? E in quali entra in difficoltà? C’è regolarità temporale in questi stati?
  • Fattori ambientali: qual è il livello di rumore, luce, odori o affollamento in quel momento?
  • Fattori relazionali: Com’è il clima emotivo? Come sta l’adulto?
  • Contesto: Quale attività si sta svolgendo? Cosa è successo immediatamente prima?

Questa analisi profonda aiuta a sospendere il giudizio e a comprendere le condizioni favorevoli e sfavorevoli per il bambino.

2. Prevenire e strutturare la sicurezza

Sfruttando le informazioni raccolte tramite l’osservazione, l’adulto può intervenire preventivamente per ridurre il carico di stress ambientale.

  • Agire sull’ambiente: Se possibile, modulare routine, proposte, gestione del tempo e possibilità di scelta per aumentare l’autonomia del bambino e ridurre i fattori scatenanti la disregolazione.
  • Aggiungere sicurezza: Quando non è possibile eliminare lo stress, è vitale aggiungere elementi di sicurezza e protezione emotiva. Questo può significare avvicinarsi fisicamente, offrire contatto fisico rassicurante, parlare con tono calmo, offrire una scelta limitata o proporre l’aiuto di un amico.
  • Anticipare: Se si identifica un momento di fatica ricorrente (ad esempio, dopo una specifica attività o un orario), agire in anticipo (pochi minuti prima) con strategie di aiuto mirate può prevenire l’escalation emotiva.

3. Regolare la fisiologia

Quando la disregolazione emotiva si manifesta, è necessario aiutare il bambino a ritrovare il suo equilibrio fisiologico. L’adulto agisce come “ancora” calmante.

  • Presenza centrata: L’adulto deve essere calmo, stabile e presente (centrato), offrendo un modello di regolazione.
  • Tecniche corporee: Favorire il contatto fisico rassicurante, se accettato, incoraggiare una respirazione profonda e lenta, o facilitare un momento di pausa tranquillo (Time-In) lontano dagli stimoli eccessivi.
  • Bisogni primari: Verificare se bisogni primari sono soddisfatti: bere un bicchiere d’acqua, mangiare un piccolo spuntino sano, o favorire un breve contatto con la natura per riequilibrare il sistema nervoso.

4. Riflettere e verbalizzare (Connessione e rispecchiamento)

Solo quando il bambino è tornato a uno stato di maggiore regolazione è possibile avviare la riflessione. L’obiettivo è costruire la consapevolezza emotiva e comportamentale.

  • Connessione emotiva: Ristabilire un legame emotivo sicuro prima di discutere l’accaduto.
  • Rispecchiamento: Verbalizzare e nominare l’emozione provata (“Eri molto arrabbiato perché…”, “Capisco che eri triste quando…”).
  • Riflessione guidata: Discutere insieme cosa è successo, cosa ha scatenato la reazione e, soprattutto, quale comportamento alternativo e più socialmente adeguato si potrebbe utilizzare in una situazione simile futura.

5. Riparare il legame

La gestione delle emozioni intense spesso provoca una rottura relazionale, sia tra adulto e bambino, sia tra coetanei. La riparazione è cruciale per ristabilire la sicurezza emotiva. Se l’adulto ha reagito in modo eccessivo, è fondamentale chiedere scusa al bambino. Questo non solo ripara la rottura ma modella anche un comportamento di responsabilità e umiltà.

Adottare questi passaggi, per co-regolare le emozioni dei più piccoli, è un profondo impegno ad accompagnare i bambini lungo il loro percorso di crescita, trasformando ogni momento di difficoltà in un’opportunità di apprendimento e connessione.

 

Per un approfondimento sui comportamenti aggressivi, vai all’articolo: I comportamenti aggressivi: cosa possiamo fare? – La compagnia dei birichini

[bambino gioca con farina e formine colorate durante un'attività]
22 Gennaio 2026 by comunicazione 0 Comments

Il valore delle life skills nei nidi La Compagnia dei Birichini

Cosa significa “coltivare il benessere”? Cosa intendiamo quando parliamo di Life Skills e perché sono il cuore del nostro progetto educativo? 

In questo articolo, approfondiamo insieme uno degli aspetti fondamentali del percorso educativo dei nidi de La Compagnia dei Birichini, l’importanza del benessere e il ruolo dell’adulto.

Le life skills: una prima definizione

Secondo la definizione di Marmocchi (2004), le Skills for Life sono l’insieme di competenze sociali, relazionali ed emotive che ci permettono di interagire con il mondo in modo efficace. Sono gli strumenti che consentono a ogni individuo di affrontare le sfide quotidiane con fiducia in sé stesso, negli altri e nella comunità. 

Il “decalogo” del benessere secondo l’OMS 

Sebbene queste abilità possano variare in base al contesto culturale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha identificato un nucleo essenziale di competenze che ogni educatore e genitore dovrebbe conoscere: 

  • Decision making e problem solving: saper prendere decisioni consapevoli e risolvere i problemi in modo costruttivo. 
  • Pensiero critico e creatività: per analizzare le situazioni e trovare soluzioni originali. 
  • comunicazione ed empatia: le basi per relazioni interpersonali sane e profonde. 
  • autocoscienza e gestione dello stress: imparare a riconoscere le proprie emozioni e a gestire le tensioni. 

Queste abilità non sono solo concetti astratti, ma prerequisiti fondamentali per prevenire il disagio e promuovere una crescita sana. 

Il ruolo dell’adulto: accompagnare senza sostituirsi 

Alla Compagnia dei Birichini crediamo che queste competenze vadano allenate sin dalla prima infanzia. Ma come possono adulti, educatori e famiglie favorire questo sviluppo? 

  1. Creare contesti stimolanti: offrire spazi che solletichino la curiosità e il senso di meraviglia naturale dei bambini. 
  2. Incentivare l’autonomia: lasciare libertà di scelta e ampi spazi di movimento, rispettando i tempi di ciascuno. 
  3. Ascolto attivo e supporto: essere una presenza rassicurante che sostiene emotivamente senza interferire o sostituirsi al bambino nel fare. 
  4. Valorizzare l’errore: un bambino si sente fiducioso quando sa di avere al fianco un adulto che accoglie l’errore come un’opportunità di apprendimento e non come un limite. 

Conclusione: un allenamento che inizia oggi 

Si può allenare la resilienza, l’intelligenza emotiva, il pensiero creativo, la capacità di scelta sin da piccoli? La risposta è sì, e si deve fare.

Il nostro compito è proteggere quella scintilla di ricerca incessante che i bambini portano in dote, garantendo loro la sicurezza necessaria per diventare adulti consapevoli e competenti. 

 

Riferimenti bibliografici 

Marmocchi P. Dall’Aglio C., Zannini M. (2004). Educare le Life skills. Come promuovere le abilità psico sociali affettive secondo l’organizzazione mondiale della sanità. Erickson  

WHO (1992). Skills for life. Bollettino OMS, n.1. 

Angolo morbido 2
20 Gennaio 2026 by comunicazione 0 Comments

Nidi Milano Open Day: nidi aperti in città dal 28 al 30 gennaio

Dal al 28 al 30 gennaio il Comune di Milano organizza gli Open day dei nidi, un’occasione dedicata alle famiglie che desiderano conoscere da vicino i servizi educativi per la prima infanzia presenti sul territorio. Durante gli open day, è possibile visitare i nidi, incontrare il personale educativo e ricevere informazioni utili sulle modalità di iscrizione.

Anche La Compagnia dei Birichini partecipa ai Nidi Milano Open Day, aprendo le porte del proprio nido per accogliere i genitori interessati a scoprire spazi, organizzazione e progetto educativo.

Open day nidi Milano: perché partecipare

Gli open day dei nidi a Milano rappresentano un momento importante di orientamento per le famiglie, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al nido. Visitare un servizio educativo consente di osservare gli ambienti, comprendere come si svolge la giornata dei bambini e conoscere l’approccio pedagogico che guida le attività quotidiane.

Durante l’open day è possibile confrontarsi direttamente con educatrici ed educatori, fare domande e raccogliere informazioni utili per una scelta più consapevole e serena.

Un primo incontro con il nido e la sua quotidianità

Entrare in un nido durante un open day significa vivere un primo incontro con un luogo pensato per accompagnare i bambini nei loro primi passi di crescita. Gli spazi, i materiali, i tempi e le relazioni raccontano un’idea di educazione basata sull’ascolto, sul rispetto dei ritmi individuali e sulla valorizzazione dell’esperienza quotidiana.

Presso La Compagnia dei Birichini, l’open day è un momento di accoglienza autentica, in cui le famiglie possono percepire l’atmosfera del nido e conoscere le persone che ogni giorno si prendono cura dei bambini, costruendo relazioni di fiducia fondamentali per l’inizio del percorso educativo.

Iscrizioni ai nidi comunali di Milano: informazioni utili

Gli Open day dei nidi comunali di Milano sono anche un’occasione per ricevere informazioni sulle iscrizioni ai nidi: modalità di accesso, criteri e tempistiche. Un supporto concreto per orientarsi tra le opportunità offerte dal sistema educativo comunale e valutare il servizio più adatto alle proprie esigenze. Presso i nidi La compagnia dei Birichini, è possibile iscriversi anche privatamente.

Prenota l’Open Day

👉 La partecipazione agli Open Day dei nidi di Milano è su prenotazione.
Ti invitiamo a prenotare l’open day presso La Compagnia dei Birichini per conoscere da vicino il nido e il progetto educativo.

Atelier
19 Dicembre 2025 by comunicazione 0 Comments

La narrazione al nido e a casa: un ponte tra grandi e piccini

La lettura ad alta voce al nido non è solo un momento di svago, ma una pratica fondamentale che offre benefici enormi per lo sviluppo del bambino, rafforzando il legame tra genitori, educatori e piccoli lettori.

In questo articolo esploriamo insieme i molteplici vantaggi di questa attività e della narrazione e come il libro possa trasformarsi in un potente strumento di crescita. 

I benefici linguistici e cognitivi della lettura

Leggere a un bambino sin dai primi mesi di vita, anche prima che possa comprendere le parole, stimola lo sviluppo cerebrale. L’esposizione costante a suoni, ritmi e parole nuove arricchisce il vocabolario e prepara il terreno per l’apprendimento futuro. Studi scientifici hanno dimostrato che i bambini a cui si legge regolarmente mostrano un incremento significativo nella produzione del linguaggio, oltre a una migliore capacità di attenzione e memoria. Al nido, questo avviene in un contesto di gruppo, dove i piccoli imparano ad ascoltare, aspettare il proprio turno e interagire con la storia, potenziando le loro competenze comunicative. 

Sviluppo emotivo e relazionale 

La lettura è un potente strumento per esplorare e gestire le emozioni. Le storie offrono ai bambini un modo sicuro per affrontare paure, gioie e frustrazioni. Identificandosi con i personaggi, i piccoli imparano a riconoscere le proprie emozioni e a sviluppare l’empatia, comprendendo gradualmente il punto di vista degli altri. Inoltre, il momento della lettura crea un’intima connessione affettiva tra il bambino e l’adulto. Al nido, questo rito quotidiano rafforza il legame tra il bambino e l’educatrice, rendendolo un punto di riferimento sicuro. Per i genitori, la lettura diventa un modo speciale per coccolare il proprio figlio, lontano dalle distrazioni, creando un’abitudine che nutre il rapporto. 

Comprendere la realtà 

Prima di aprire finestre sui mondi fantastici, i cartonati e gli albi illustrati di qualità dedicati a questa fascia di età, devono aiutare i bambini e le bambine a comprendere come funziona la realtà: con grafiche chiare e pulite, testi semplici, colori aderenti alla realtà, gli albi raccontano la loro quotidianità e anche i momenti intensi della loro vita accompagnando i bambini a “decifrare” il mondo. 

Diventare buoni lettori e buone lettrici 

Abituare il bambino a riconoscere il libro come un oggetto “speciale”, diverso dal giocattolo, sviluppare l’attività interpretativa ed esplorativa del testo (osservare con attenzione le immagini, denominare), significa iniziare a far acquisire alcuni primi tratti del comportamento del “buon “lettore: sfogliare i libri, tenerli con cura, ascoltare con attenzione, cercare di capire il significato delle immagini, ecc.  

Consigli per i genitori: un ponte tra nido e casa 

Per massimizzare i benefici della lettura al nido, il vostro ruolo di genitori è cruciale. 

Nei nidi della Compagnia dei Birichini abbiamo attivato alcune iniziative dedicate, volte a coinvolgere i genitori:  

  1. all’ingresso in bacheca trovate sempre i “libri del mese”, ovvero albi e cartonati più gettonati e richiesti dai bambini.  
  2. Un libro per il compleanno: all’ingresso trovate un elenco stilato dalle educatrici per contribuire ad incrementare la biblioteca dei vostri bambini al nido.
  3. Il pomeriggio dei racconti: un pomeriggio insieme, grandi e piccoli, per condividere una merenda e la lettura di albi scelti da noi per voi.
  4. In biblioteca: presso il nido di Via Volterra è attiva una collaborazione con la biblioteca di zona. I vostri bambini vengono accompagnati dalle educatrici per una condivisione con la bibliotecaria che ci mette a disposizione una sala tutta per noi! 

Chiedete alle educatrici quali libri o progetti di lettura stanno affrontando, così da poter riprendere le storie a casa. Rileggere lo stesso libro più volte non è noioso, ma rafforza nel bambino un senso di sicurezza e la capacità di anticipare la trama, migliorando la comprensione. 

Creare un angolo lettura accogliente a casa, con libri a portata di mano, incoraggia la curiosità e l’autonomia del bambino, facendolo sentire un piccolo esploratore del mondo della parola. La lettura al nido e a casa, unita a un dialogo costante con gli educatori, crea una rete di supporto che fa della lettura una sana abitudine per la vita. 

 Volete scoprire di più sulle iniziative dedicate ai genitori nei nostri nidi? Seguite la nostra pagina social e restate aggiornate/i anche con la nostra app Kindertap!

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10 Dicembre 2025 by comunicazione 0 Comments

Il corpo in gioco alla Compagnia dei Birichini

Quest’anno La Compagnia dei Birichini ha scelto come filone progettuale annuale “Il corpo in gioco”.

Perché “il corpo in gioco”? Perché in questa fase evolutiva cruciale, il corpo è il primo, insostituibile strumento di conoscenza, esplorazione e relazione con il mondo.

In questo articolo, approfondiamo il corpo e la fisicità come manifestazione espressiva e di linguaggio, il ruolo dell’autonomia e la relazione, fondamentale, con lo sviluppo delle intelligenze multiple.

 

Il corpo come primo linguaggio 

Il bambino piccolo comunica con il corpo ancor prima che con le parole. Un sorriso, uno sguardo, un pianto, un movimento delle mani: ogni gesto ha un significato profondo, è una richiesta, comunica un’emozione. Al nido, sosteniamo questa espressività corporea spontanea, creando un ambiente in cui i bambini possano muoversi liberamente, sperimentare e imparare a riconoscere le proprie sensazioni. Attraverso il gioco psicomotorio, la musica, la manipolazione e l’esplorazione di materiali open-ended, i bambini affinano la loro consapevolezza corporea, costruendo una solida base per il loro sviluppo emotivo e cognitivo. 

 

L’autonomia e il movimento 

Ogni piccolo passo verso l’autonomia passa attraverso il corpo. Imparare a strisciare, gattonare, camminare, salire le scale, allacciarsi una scarpa o tenere in mano il cucchiaio sono conquiste che non riguardano solo la motricità, ma che nutrono l’autostima e il senso di efficacia del bambino. Attraverso il movimento, i bambini scoprono le proprie capacità, superano le sfide e costruiscono la propria identità. Il nostro ruolo è quello di creare occasioni di crescita, di incoraggiare e di sostenere ogni loro piccolo successo, rispettando i tempi unici di ciascuno. 

 

Le intelligenze multiple 

Il corpo è l’attivatore delle nostre intelligenze, che, come ha teorizzato Howard Gardner sono multiple: l’intelligenza cinestetica (quella del movimento), l’intelligenza spaziale (l’orientamento nello spazio), l’intelligenza naturalistica (la scoperta della natura), quella interpersonale e intrapersonale (la relazione con gli altri e la conoscenza di sé), così come quella logico-matematica e quella musicale, trovano nutrimento nelle proposte e nei contesti ludici e di cura che offriamo ai vostri bambini.  

 

I percorsi con gli esperti: musica, inglese e psicomotricità 

Gioco psicomotorio, musica e inglese sono le nostre officine della crescita che saranno condotte o supervisionate da personale esperto.  

In questo percorso, vogliamo valorizzare il corpo come la prima “casa” del bambino, un luogo sicuro da cui partire per esplorare e conoscere il mondo. Crediamo che offrendo ai vostri figli un ambiente ricco di stimoli motori, sensoriali e relazionali, li aiuteremo a crescere forti, curiosi e consapevoli di sé.

Siamo entusiasti di intraprendere con voi questo viaggio alla scoperta del corpo in gioco, perché ogni suo movimento è un passo verso la crescita.  

 

Alla Compagnia dei Birichini i bambini e le bambine sono davvero al centro, accompagnati e sostenuti nel loro percorso di crescita, che potrai seguire passo dopo passo.

Ogni giorno all’accoglienza e al congedo troverai un’educatrice pronta ad ascoltarti, mensilmente esporremo all’ingresso del nido la documentazione pedagogica; in ogni momento siamo sempre a disposizione, per un colloquio individuale su appuntamento. E per seguirci a distanza? Visita la nostra pagina social e resta aggiornata/o anche con la nostra app Kindertap!

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4 Novembre 2025 by comunicazione 0 Comments

Morsi e graffi al nido: cosa fare e come gestirli

I morsi, i graffi e i piccoli litigi sono esperienze comuni che quasi tutti i genitori affrontano durante il percorso dei loro figli al nido d’infanzia. Nonostante possano generare preoccupazione e imbarazzo, è fondamentale comprendere che questi comportamenti non sono segnali di aggressività o problemi caratteriali, ma tappe normali nello sviluppo del bambino, una vera e propria fase nella crescita.

In questo articolo, andiamo a comprendere il significato di questi gesti, le motivazioni e il ruolo che genitori ed educatori devono assumere in questo contesto.

Capire i morsi e i graffi: non è aggressività 

Per capire questi gesti, bisogna innanzi tutto fare un passo indietro e approfondirne il significato.

Nei primi anni di vita, infatti, i bambini non hanno ancora sviluppato il linguaggio per esprimere appieno i loro bisogni e le loro capacità di autoregolazione emotiva sono ancora tutte da costruire. È per questo, che capita di vederli “esplodere” per quello che, ai nostri occhi, sembra un “nonnulla”: devono imparare a gestire e tollerare le loro frustrazioni.  

Ma il morso, in altre situazioni, può assumere un’altra connotazione, ovvero essere puramente esplorativo. Per i più piccoli, mordere un oggetto o un compagno può essere un modo per capire come “sono fatti”. La bocca è un organo ricchissimo di terminazioni nervose e fornisce informazioni cruciali sulla consistenza, la pressione e il “sapore” del mondo.

Quando il vostro bambino morde o graffia, la prima reazione può essere di sconcerto o allarme. È essenziale, però, comprendere che questi gesti, specialmente nei primi anni di vita, non sono segnali di un carattere difficile. Sono, piuttosto, un modo rudimentale che i bambini usano per interagire con il mondo e le persone che li circondano. In questa fase, la bocca e le mani sono i loro principali strumenti di conoscenza. 

In sintesi, un morso o un graffio possono essere un tentativo di comunicare: 

  • Frustrazione: quando non riescono a ottenere un gioco o a farsi capire. 
  • Esplorazione: un modo per capire il mondo e le reazioni degli altri, usando la bocca (spesso l’organo principale di conoscenza nei piccolissimi). 
  • Sovraccarico emotivo: quando sono stanchi, confusi o sopraffatti da troppi stimoli. 
  • Ricerca di attenzione: un modo per attirare l’attenzione dell’adulto. 

I morsi sono re-azione impulsive, non premeditate. Si tratta di situazioni normali e fisiologiche che spariranno, nel tempo, da sole.

Nel contesto del nido, le educatrici sono formate per gestire queste situazioni, non punendo il gesto ma verbalizzando e cercando di accompagnare il bambino a trovare bambino modi alternativi per esprimersi.

Un esempio? “Giovanni, forse Luca ti ha infastidito in qualche modo. Non sapevi come dirglielo così l’hai morso. Ti ricordi la regola? Non voglio che mordi, mordere fa male. Vedi che Luca piange? La prossima volta diglielo con le parole oppure vieni da me e ti aiuto io”. 

Proprio perché sono comportamenti legati all’immaturità emotiva e psicologica dei bambini e che quindi si evolveranno naturalmente, l’educatrice deve concentrarsi sul fatto che il proprio intervento non vada ad intaccare l’autostima del piccolo passandogli l’idea di “essere sbagliato”. Infatti, gli atteggiamenti non sufficientemente contenitivi ed amorevolmente fermi degli adulti potrebbero avere conseguenze negative e durature per lui (a livello relazionale e sociale). 

I litigi tra bambini: un’opportunità di crescita 

I litigi per un gioco o uno spazio sono una parte essenziale della vita al nido. Rappresentano le prime lezioni di interazione sociale, negoziato e risoluzione dei conflitti. Durante questi momenti, i bambini imparano: 

  • Condivisione: anche se all’inizio può sembrare un concetto astratto, l’esperienza diretta insegna l’importanza di aspettare il proprio turno o di prestare un gioco. 
  • Empatia: vedere la reazione di un altro bambino (pianto, tristezza) li aiuta a comprendere le conseguenze delle proprie azioni.
  • Comunicazione: l’intervento dell’adulto accompagna il bambino a usare le parole al posto delle mani. 

Il ruolo dei genitori e degli educatori: una squadra unita 

Come genitori, il vostro ruolo è cruciale. Ecco alcuni consigli per affrontare al meglio questi episodi: 

  • Mantieni la calma: se il tuo bambino ha subito un morso, accoglilo senza allarmismo, per non trasmettergli ulteriore paura. Se è il tuo bambino ad averlo dato, evita reazioni eccessive o punizioni fisiche. 
  • Dialoga con le educatrici: la collaborazione con il nido è fondamentale. Chiedi sempre un confronto per capire il contesto in cui è avvenuto l’episodio. Loro possono darti informazioni preziose sulle dinamiche del gruppo e sui comportamenti del tuo bambino. 
  • Non giudicare: evita di giudicare o etichettare altri bambini o i loro genitori. Ogni famiglia sta affrontando il proprio percorso, e l’empatia è la base di una comunità educativa sana. 

I morsi al nido e i litigi sono una fase. Il nido è il primo luogo in cui i bambini imparano a stare con gli altri. Con la giusta guida, questi episodi si trasformano in occasioni fondamentali per la loro crescita emotiva e sociale. Per accompagnare i bambini e le bambine nell’acquisizione di competenze emotive e sociali è importante evitare di stigmatizzare rabbia, comportamenti e litigi e, piuttosto, aiutarli a regolare emozioni, azioni e relazioni all’interno di un rapporto empatico con l’adulto. 

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27 Ottobre 2025 by comunicazione 0 Comments

I comportamenti aggressivi: cosa possiamo fare?

Se per gli adulti gestire la rabbia o le emozioni forti non è sempre così semplice, per i più piccoli è ancora più complesso. Può capitare, a volte, di assistere a manifestazioni aggressive da parte dei bambini e, da genitori, non riuscire a comprendere perché. Attraverso l’ascolto e la comprensione, però, possiamo cercare di capire ed interpretare i momenti in cui i bambini mettono in atto comportamenti aggressivi, verso sé stessi (come quando un bambino o una bambina graffiano o mordono un compagno) e verso gli altri (che può prevedere il picchiarsi la testa o mordersi).

Aggressività come spinta vitale

L’aggressività, spesso vista come una caratteristica stabile o un tratto della personalità, nei bambini può rappresentare una fase normale dello sviluppo, e può indicare difficoltà nella gestione delle emozioni connessa, però, a una normale immaturità fisiologica del bambino. Crescendo, infatti, in genere si osserva una diminuzione dei comportamenti aggressivi, ovvero di quelle azioni specifiche che i bambini intraprendono in determinate situazioni e che possono esprimersi attraverso morsi, graffi ed altre manifestazioni. Si caratterizza quindi come impulso istintivo (che non prevede intenzionalità), una spinta vitale sana che aiuta il bambino ad affermare sé stesso e proteggersi. Aggressività infantile e violenza non sono, quindi, sinonimi, sebbene spesso si tenda a intenderli come tali, poiché la seconda prevede l’intenzione di arrecare danno all’altro e un autocontrollo che non è presente nei bambini.

Nei bambini, non possiamo quindi parlare di violenza, ma piuttosto di comportamenti che esprimono disagi o bisogni non ancora verbalizzati o compresi, nonché una immaturità in termini di autoregolazione emotiva.

Altro aspetto di cui tenere conto è che, sebbene per gli adulti possa essere spesso complesso comprendere le ragioni che sottendono un determinato comportamento aggressivo agito dal bambino, è importante ricordare che sebbene le cause non siano sempre chiare (sia per gli adulti che per i bambini stessi) dietro a questi comportamenti esistono sempre delle ragioni, dei fattori che ne hanno condizionato la messa in azione.

Il bambino che agisce un comportamento aggressivo in qualche modo reagisce a qualcosa che arriva dall’interno o dall’esterno. Quali possono essere, quindi, le cause dei comportamenti aggressivi?

Comportamenti aggressivi: le cause

Come anticipavamo, i comportamenti aggressivi nell’infanzia sono legati sia a fattori interni che esterni, oltre ad essere profondamente connessi allo sviluppo neurologico e cognitivo.  I bambini più piccoli non hanno ancora sviluppato la capacità di regolare le emozioni e interpretare correttamente le situazioni: con la crescita (dai 4 anni di età in poi) la situazione cambia, per via dello sviluppo di nuove competenze cognitive ed emotive, come più semplicemente la capacità di manifestare, prima, e dare un nome alle proprie emozioni primarie in situazione, dopo. Si pensi a quando un bambino o una bambina sono in grado di dire: “Sono arrabbiato/sono arrabbiata perché volevo quel gioco”.

Ma la strada verso lo sviluppo della competenza emotiva (che include anche la capacità di gestione dei propri vissuti emotivi) è ancora molto lunga. Il cervello, e in particolare la neocorteccia (che in pratica ci permette di prendere decisioni e ricopre un ruolo centrale nella gestione emotiva e nel controllo degli impulsi), è ancora in fase di sviluppo, rendendo difficile – per i più piccoli -controllare proprio le reazioni impulsive.

I fattori che influenzano i comportamenti aggressivi possono essere:

  1. Stimoli esterni: ad esempio, rumore eccessivo, conflitti con i coetanei, cambio di abitudini/orari. Anche eventi come la nascita di un fratellino o un trasferimento possono destabilizzare emotivamente. Il bambino, infatti, ha bisogno di un certo livello di ripetitività, non avendo ancora completamente sviluppato il senso del tempo
  2. Stimoli interni: La difficoltà a gestire emozioni primarie intense (come la gioia, la rabbia o la paura), il disagio in termini emotivi e, in generale, le sensazioni di insicurezza. Anche la stanchezza o una condizione di malessere possono influire in questo senso
  3. Oltre a questi stimoli, ricoprono un ruolo centrale anche alcuni meccanismi interni, connessi, per esempio, all’immaturità neurologica dell’individuo. Il sistema nervoso, infatti, può attivare risposte comportamentali automatiche come la “fuga o attacco”, che nel bambino sono dovute alla percezione “non corretta” di una situazione, vissuta come minacciosa anche quando non lo è realmente.

Come possiamo affrontare i comportamenti aggressivi da genitori?

Noi adulti a volte facciamo fatica a dare una risposta efficace ai bambini, ma possiamo imparare gesti e metodi per sostenerli al meglio.

Il primo passo per poter essere pronti, successivamente, in questo compito è riconoscere le proprie emozioni come adulti, come genitori (riconoscendo anche quelle che ci sembrano più complesse, come la frustrazione, la rabbia o la paura). In pratica si tratta di fornire un modello positivo che il bambino possa seguire, in grado di offrire strategie per gestire in maniera efficace, e coerentemente con l’età di sviluppo di ciascun bambino, emozioni intense.

Solo un adulto attento ai propri vissuti può offrire un adeguato supporto emotivo e diventare dizionario emotivo ausiliario per il bambino, cercando di comprendere cosa sta comunicando attraverso il comportamento: è importante evitare di colpevolizzarlo o imporre ordini imperativi. Non solo: alcuni bambini possono aver bisogno di una vera e propria “ancora emotiva”.  La presenza fisica dell’adulto, anche solo stando vicino senza intervenire fisicamente, può aiutare il bambino a sentirsi più sicuro. Nei bambini più grandi, il verbalizzare e ragionare insieme permette al genitore di aiutare il bambino a comprendere intimamente i propri gesti. Queste strategie richiedono pazienza e costanza, poiché lo sviluppo delle competenze emotive nei bambini è un processo lungo e graduale.

 

Questo articolo è tratto dall’intervento “Comportamenti aggressivi: cosa significano e come sostenere i bambini” di Sabina Colombini, 4 febbraio 2025